Terzo pareggio stagionale davanti al pubblico amico. Mancato l'aggancio al Frosinone in vetta, ma la squadra giallorossa ha dimostrato ancora una volta di essere viva.
Chiave tattica – Che l’Ascoli non avrebbe cercato l’estetica sul piano del gioco lo si sapeva, anche se i ragazzi del ’97 (Orsolini, Cassata e compagnia bella) sono tra i più bravi sul piano tecnico. Magari non ci si aspettava che giocasse per almeno ottanta minuti dietro la linea della palla. Ma in questo campionato gli allenatori sono “machiavellici”, della serie il fine giustifica il mezzo… Dunque Aglietti non si è fatto scrupoli a mandare in campo una squadra imbottita di centrocampisti, tanto lui ha Cacia davanti che gli risolve tutti i problemi. Insomma il Benevento si è ritrovato a fare la più difficile delle partite, con un avversario chiuso, ma anche capace di pungere in attacco. Baroni ha ricambiato nuovamente l’assetto: 4-2-3-1, non come nelle ultime due gare. E nel motore De Falco e Chibsah. Il giocatore anconetano è ancora lontano parente di quello che lo scorso anno trascinò la squadra in B. E poi il Benevento si è abituato al ritmo di Buzzegoli, che è sintonizzato su un’altra lunghezza d’onda. Insomma col 4-2-3-1 Baroni ha riavuto la coppia Falco-Ciciretti sul centro destra, ma ha perso ritmo e la fascia mancina, dove Cissè ha giocato poco, scegliendo il più delle volte di accentrarsi. La squadra è parsa un po’ monca, ma ha comunque attaccato con continuità e alla lunga avrebbe meritato di prendere anche questi tre punti. Pazienza.
La svolta – Non c’è stata, ma poteva esserci. Tra il 27’ e il 40’ del primo tempo, in quei tredici minuti, la partita avrebbe potuto pendere nettamente dalla parte giallorossa. Prima col palo colpito da Ceravolo servito splendidamente da Chibsah, poi con lo stesso centravanti che ha deviato quasi involontariamente di tacco il pallone scagliato da De Falco. La dea bendata si è girata dall’altra parte e tutto è rimasto come era. Così come al 40’ quando l’incerto Rapuano non se l’è sentita di sventolare il rosso in faccia ad Augustin, reo di un fallaccio su Ceravolo che era ormai lanciato a rete. Errore di valutazione della giacchetta nera, che sulla bilancia pesa quanto pesano due punti in meno in classifica.
L’errore – Ce ne sono stati più di uno, sotto porta da parte degli avanti giallorossi. Più di tutti pesa quello di Cissè che sulla ribattuta sul palo di Ceravolo si è ritrovato tutto solo col pallone fra i piedi. Solo da mandare dentro. Invece il guineano ha perso la coordinazione e la sua ribattuta è finita miseramente fuori. Peccato davvero.
La prodezza – L’assegniamo a Fabio Ceravolo che se n’è andato con una serpentina di grande impatto a due avversari prima di essere platealmente abbattuto da Augustin. L’azione avrebbe meritato miglior sorte, l’attaccante calabrese sembrava ormai avviato verso la porta di Lanni, non c’erano più ostacoli. E senza il fallaccio del difensore marchigiano avrebbe anche potuto far gol.
Franco Santo
