La partita ai raggi X. La beffa corre sul filo del recupero

Ghersini va oltre i 4' concessi e il Frosinone trova il 3 a 2

Benevento.  

La chiave della partita. Un primo tempo maledetto, neanche si fossero messe d’impegno tutte le streghe dell’universo. Un secondo tempo di speranza con un finale da incubo. Qualcuno doveva aver augurato un Natale poco lieto ai sanniti. Le ristrettezze di organico sono accentuate da una serie di infortuni che richiedono tanta pazienza da parte del tecnico Baroni. Non fossero bastate le condizioni precarie di Buzzegoli, relegato per questo in panchina, è arrivato subito l’infortunio di De Falco, che ha privato la squadra giallorossa dei suoi “piedi buoni” a centrocampo. Senza contare che Falco si è dovuto addirittura accomodare in tribuna per uno stato fisico precario, mentre Jakimovski è rimasto a casa per scelta tecnica. Del Pinto e Chibsah sono ottimi giocatori, ma non è nelle loro corde la giocata tecnica. Uno dietro l’altro, dicevamo, gli infortuni del primo tempo: dopo De Falco è stata la volta di Ciciretti, che ha privato la squadra giallorossa del suo giocatore più brillante. Ma se viene meno un po’ di cifra tecnica alla strega, non manca la determinazione. Perché Baroni ricostruisce la squadra secondo i nuovi parametri: 4-4-2 con Puscas al posto di Ciciretti, ad affiancare davanti Ceravolo. E’ inutile dire che diventa difficile rimettere insieme i tasselli di una squadra che ha perso improvvisamente pezzi prima della sfida più importante di questo mese. E comunque il gol che ha deciso il match è una beffa infinita. Come il recupero comandato da Ghersini che si è dimenticato di mettere il trillo della sveglia al suo orologio ed è andato ben al di là dei quattro minuti di recupero. Un po’ di veleno nella coda non guasta.

La svolta. Come non indicare l’infinito recupero di Ghersini come la svolta di questa partita? Non erano mancate le emozioni, sarebbe potuto accadere di tutto e l’incontrario di tutto al Matusa, ma il Benevento aveva parato i colpi della malasorte col suo consueto spirito battagliero. Invece no, questa volta ci si è messo il direttore di gara genovese che non deve avere avi svizzeri nel suo albero genealogico.

L’errore. Il giovane Cragno questa volta non è parso irreprensibile sul primo gol, quello segnato dal tedesco Kragl. Poi si è rifatto, ma l’ingenuità di una barriera posta in maniera approssimativa è parsa chiara. Il Frosinone è partito con un gol di vantaggio, oltre che con un organico meno falcidiato dagli infortuni.

La prodezza. Il capitano era riuscito ad acciuffare la banda di Marino e avrebbe meritato di tornare con un risultato positivo insieme alla sua truppa dalla Ciociaria. Invece la prodezza è risultata inutile, insieme a quella di Ceravolo in occasione del 2 a 2.