E’ la consuetudine consolidata quando si chiude una fase del campionato: analizzare le partite disputate da ciascun giocatore. In tanti nella squadra giallorossa sono andati vicini all’en plein, ma uno solo l’ha realizzato: capitan Fabio Lucioni. Si sono fermati a 20 presenze su 21 Buzzegoli e Ciciretti, a 19 sono arrivati Ceravolo, Chibsah e Venuti. Pezzi importanti dello scacchiere di Marco Baroni che fanno da contraltare alle apparizioni fugaci di Bagadur e Brignola. E’ inutile dire che è quella del capitano la performance più clamorosa, perché va estesa a tutto l’anno solare e non solo alle 21 presenze su 21 di questo campionato di serie B. Non pochi commentatori di Sky si sono lasciati sfuggire l’affermazione: “Ma dov’era finora Fabio Lucioni?”. Misteri del calcio. Il capitano che ormai di Benevento ha la cittadinanza onoraria, è una sorta di orologio svizzero: il suo 2016 va oltre la promozione dalla Lega Pro, si specchia nelle presenze consecutive con la maglia giallorossa addosso e la fascia di capitano sul braccio: 21 in questo campionato, 20 in quello passato. L’ultima volta che Lucioni non è sceso in campo risale al 5 dicembre del 2015, trasferta sul campo del Catania: aveva raggiunto il limite massimo di ammonizioni e fu squalificato. La domenica successiva, il 13 dicembre, al Vigorito contro il Martina Franca, Fabio è rientrato in squadra e non ne è uscito più realizzando un record difficile da uguagliare, quello di giocare 41 partite di fila senza neanche una sostituzione. Diceva bene ieri sera Roberto Rambaudi, uno che il calcio l’ha giocato a grandi livelli e ora fa l’opinionista a “Novantesimo minuto” per la B: “Il Benevento è lo specchio della voglia di far bene del suo capitano Fabio Lucioni”. Ovviamente, quando s’è trattato di stilare la formazione ideale, il capitano ha avuto il suo posto in una difesa a tre, insieme ad altri due giallorossi, Cragno e Chibsah. Un 2016 da ricordare, dunque, per il Benevento e il suo capitano, che hanno un punto in comune: la fame di vittoria.
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