La partita ai raggi X. Così non va. E poi quell'arbitro...

La squadra non riesce più a esprimersi come voleva. Due rigori fasulli hanno condizionato

Benevento.  

La “goccia che bagna” di Marco Baroni ora è diventato un "temporale". Anche il Trapani è passato sul campo che per due anni aveva vissuto una inviolabilità che sembrava una sorta di magia. Attenuanti? Tante. Non alibi. Soprattutto una direzione arbitrale che è parsa di scarsissimo livello. Un rigore letteralmente regalato, un altro parso quantomeno dubbio. Altro che goccia...

LA CHIAVE TATTICA – Baroni si affida per la prima volta al 4-4-2. Vuole più fisicità in attacco, soprattutto prova a dare un “compagno di giochi” a Ceravolo che appare sempre più solo al centro delle difese avversarie. L'esperimento non appare peregrino, ma non sortisce effetti. Cissè non è più abituato a giocare al centro dell'attacco, soprattutto non fa reparto con un compagno. In quanto a Ceravolo, ci mette la buona volontà, ma anche lui ha giocato una stagione intera in solitudine. E allora? Allora l'esperimento non riesce. Così come appare troppo timido il giovane Matera sulla sinistra. Lui, centrocampista di avvenire, è costretto a fare l'esterno. Altro esperimento poco riuscito. Ma neanche la coppia che deve fungere da motore fa la sua parte senza problemi. Chibsah e Del Pinto sono due mediani, manca un “fine dicitore”, uno che smisti velocemente la palla. Buzzegoli? Viola? Già, uno di questi. Il Trapani gioca un 4-3-1-2 elastico, tutti dietro e tutti avanti. Fa un buon pressing, ma è attaccabile in difesa. Il Benevento però perde almeno mezz'ora a cercare un varco, facendo girare palla all'infinito. In tante cose che non funzionano si inserisce tal Mainardi di Bergamo. Uno che è al suo primo anno di B come la strega. Cade nel tranello teso dal brasiliano Coronado: in quella azione ci sarebbe giallo per l'attaccante del Trapani e punizione contro. Lui ammonisce Chibsah e concede il rigore. Un furto evidente. Truffaldino anche il secondo, che un minimo di dubbio lo lascia. Del Pinto tocca di striscio, il brasiliano si tuffa senza ritegno. E' il secondo rigore. Un pugno nello stomaco, anzi due. Senza però che si cancellino le malefatte di una squadra che non riesce più a ritrovare se stessa.

LA SVOLTA – Lasciamo per un attimo da parte tutta l'analisi tattica. Su quella c'è da dire molto. Ma la svolta è sicuramente il rigore fasullo che Mainardi concede al Trapani. C'è troppo equilibrio di questi tempi tra le squadre della B, basta poco per far pendere la bilancia da una parte o dall'altra. L'episodio del rigore grida vendetta: visto e rivisto ai teleschermi Sky c'è poco da dubitare. Il rigore è un'invenzione del direttore di gara. Un'invenzione che mette la partita in salita per il Benevento e in discesa per il Trapani. Quando “una goccia non lo bagnava” la squadra giallorossa avrebbe superato quel momento con un po' di batticuore, l'arbitro avrebbe ammonito Coronado e forse la parrtita l'avrebbe vinta. Forse...

frasan