Il cuore grande della strega. Il Benevento si prende i play off all’ultimo assalto e manda in delirio gli oltre diecimila dello stadio Vigorito. E’ una vittoria voluta e meritata, che ben tre legni stavano per negare alla strega. E’ una giornata da cerchiare in rosso sul calendario, come quella del 30 aprile. Le feste del calcio cittadino aumentano, ora c’è anche il 13 maggio. La conquista dei play off non è ancora matematica, ma dopo l’impresa ai danni dei ciociari appare davvero difficile che qualcosa possa complicarsi. Bisognerà vincere a Pisa giovedì, al netto di quello che faranno Frosinone e Cittadella. Il più è fatto, ed è il passo più importante della storia calcistica giallorossa.
La soddisfazione dei tifosi giallorossi è doppia: hanno afferrato i play off e vendicato la sconfitta dell’andata. Una nemesi vera e propria: allora, dopo aver segnato il raddoppio in netto fuorigioco, fu Dionisi a tempo scaduto a infilare Cragno, questa volta è toccato a Ceravolo. Dalla Ciociaria si sono lamentati di un presunto fuorigioco sull’azione del gol del 2 a 1. Non ci pare. Nell’eventualità si può rispondere che il calcio quello che toglie prima o poi lo ridà…
LA PAZIENZA DI BARONI - Il lavoro di Baroni è una paziente ricucitura di strappi. L’organico è falcidiato da infortuni (Buzzegoli, Bagadur, con Cissè e Ciciretti che sono in panchina per fare numero) e da squalifiche (Chibsah, Camporese, Lopez). Falco dà forfait dopo aver provato a lungo nel pre-partita. Eppure il tecnico non rinuncia al suo 4-2-3-1. Al posto di Falco c’è Puscas che gioca più a fianco che dietro Ceravolo. Ma a centrocampo Del Pinto e Viola raddoppiano gli sforzi e Eramo riesce a dare una buona mano anche in fase di contenimento. Nonostante le assenze, sul piano della manovra il Benevento si fa preferire. Il Frosinone col suo 3-5-2 sembra un’armata tedesca, forgiata nell’acciaio. Forza fisica contro abilità tecnico-tattica. Ha la meglio la strategia giallorossa, che esalta anche giocatori che non calcavano da tempo l’erba del Vigorito. Piace la determinazione che Baroni ha inculcato ai suoi, anche la spiegazione di rinunciare inizialmente a Pezzi: “Era l’unica sostituzione che avrei potuto fare in difesa: sapevo che Padella non avrebbe potuto reggere novanta minuti. L’ho sacrificato, ma è andata bene”. Machiavellico, diremmo. Così come la decisione di tenere ugualmente in campo Ceravolo, nonostante i suoi muscoli fossero ormai invasi dall’acido lattico. “Ad uno così non rinuncio, neanche se non ce la fa più”. Una fede la “Belva”, qualcosa che va al di là della stima che un allenatore può avere nei confronti di un suo giocatore. Un atto di fede ripagato con un gol che vale l’intera stagione.
MISSIONE SOTTO LA TORRE – Ora si prepara la trasferta di Pisa. Che non è facile, è bene dirlo subito. Perché i toscani non hanno alcunchè da guadagnare, ma non regaleranno nulla. Baroni recupererà i tre squalificati Camporese, Chibsah e Lopez e forse anche qualche infortunato come Cissè e Ciciretti. Potrà respirare, ma soprattutto si potrà continuare a sognare.
Franco Santo
