Fattore campo, vittoria e un digiuno interrotto dopo 10 anni

Si vive uno spirito diverso al Vigorito, diventato un catino bollente

Benevento.  

Il rapporto tra il Benevento e i play off non è mai stato idilliaco. Certo, la vittoria di ieri non rappresenta la promozione, ma è indubbio che qualcosa è cambiato soprattutto per quanto riguarda il fattore ambientale. Tra i sostenitori giallorossi non c'è più l'assillo della vittoria a tutti i costi e questa sorta di sana “spensieratezza”, unita all'importanza della posta in palio, ha reso il Vigorito un vero e proprio catino bollente. Eloquente l'applauso di incoraggiamento riservato a Cragno e a tutta la squadra subito dopo il gol di Nené. Un sinonimo di maturità e di vicinanza a un collettivo che sta scrivendo la storia. Sono segnali importanti, lanciati da una piazza che vuole essere protagonista fino all'ultimo secondo di questi spareggi. Qualcosa è cambiato anche sotto il punto di vista dei risultati. Sapete l'ultimo successo casalingo del Benevento in un play off a quanto risale? Al 3 giugno 2007, Benevento - Monopoli 3-0. Ben dieci anni fa. E da quel giorno la compagine giallorossa ne ha giocati tanti, forse fin troppi: 7 partite, contraddistinte da 5 pareggi e 2 sconfitte. Numeri che evidenziano la cattiva gestione del fattore campo da parte delle varie squadre di turno, influito anche da una “depressione cronica” che ha accompagnato un po' tutta la piazza soprattutto dopo la cocente sconfitta rimediata nella finalissima contro il Crotone. Parliamoci chiaro: dopo il gol dello Spezia qualche tempo fa sarebbero tornati mugugni e fastidiosi fantasmi. Ieri la tifoseria ha preso per mano la squadra e l'ha portata alla vittoria.

A volte è doloroso ricordare il passato, ma è doveroso evidenziare come il vento sia cambiato all'ombra dell'Arco di Traiano e tornare a vincere una gara play off dinanzi al proprio pubblico a distanza di dieci anni lo testimonia ampiamente. Dopo aver sconfitto Pirro i romani cambiarono il nome della città da Maleventum a Beneventum. Oggi non c'è nulla da modificare nella toponomastica, ma il “Male calcistico”, ne siamo consapevoli, ha ormai abbandonato queste antiche terre.

Ivan Calabrese