SCUGNIZZERIA. La fabbrica dei sogni

Il racconto "semiserio" di un incredibile derby in famiglia

Benevento.  

Li ho avuti contro. Tutti. Da mia moglie a mia suocera, dai miei cugini acquisiti agli amici umbri. Non è semplice vivere con una Perugina soprattutto se ad affrontarsi per un posto in Serie A sono Perugia e Benevento. Succede allora che la più mite delle donne (muglierema) che non sa nemmeno se il pallone è tondo o quadrato, osi pronunciare la frase “Forza Perugia” a cui fa da spalla quella altrettanto seriosa di mia suocera, che sta al calcio come un esquimese all’Equatore, “Vince il Perugia”. In casa mia!!!! Ma stamm’ pazziann’…??? .Fortunatamente ho avuto man forte dai due pargoli di casa apertamente schierati dalla parte del papà che in men che non si dica hanno iniziato cori giallorossi a tutto spiano. “Vince papà, vince il Benevento”. Poi arriva il messaggio della cugina ultras direttamente dalla verde Umbria nel quale mi fa sapere che… “una delegazione di Gualdo Tadino (paese originario della consorte)  sta partendo alla volta del Vigorito” a cui fa seguito quella di un altro cugino acquisito che testualmente “… mi aspetta al Curi”.

Capite che in questo derby familiare vedere Ceravolo che dopo 4 minuti solo davanti la porta coglie  il portiere, mi ha fatto sprofondare in una depressione senza eguali. “E pure stasera m’aggia ntussecà….”, ho pensato dentro me. Intossicamiento che ha raggiunto l’apice al gol dei Grifoni con mio figlio che urlava “ma è fuorigiocoooo” e mia moglie che sotto sotto se la rideva. La piccola di casa cercava di consolarmi fin quando l’urlo di mio figlio dopo un minuto di trance totale di chi vi scrive,  “siiiiii… annullatoooooooo” (confesso che mi ero alzato dal divano ed intanto bestemmiavo in turco tutti i santi del calendario guardando verso il giardino), mi ha di fatto ridato 10 anni di vita. 10 anni di vita prontamente tolti al 43esimo quando due giocatori Perugini da soli in piena area sannita, hanno fortunatamente fatto quasi cap’ e cap’ col pallone che rotolava abbondantemente fuori.

Potete quindi immaginare che, quando Gnahorè si è arravogliato col pallone tra i piedi ed ho visto Chibsah da solo in area  scoccare il tiro vincente, l’urlo di gioia liberatorio sia stato avvertito anche a Busto Arsizio ed il cazzotto di sfogo tirato contro il muro quasi a demolirlo avrebbe fatto invidia perfino all’incredibile Hulk.

Mio figlio è corso intorno al tavolo, mia figlia voleva essere lanciata per area, mia moglie ha pensato bene di cambiare stanza pronunciando un salomonico “vado a vedere la finale di Amici”.

Fin qui la cronaca semiseria di una serata particolare. Volendo provare a tradurre il tutto da un punto di vista tecnico, l’uno a zero finale non ci mette al riparo ma ci consente di provare a giocare di rimessa. Il Grifo si è dimostrato squadra molto solida e quadrata. Abbiamo dalla nostra l’arma della ripartenza che potrà metterli in difficoltà. Bisognerà gestire e dosare le forze, soprattutto fisiche. Mentalmente non sono preoccupato più di tanto. La grinta, la cazzimma, la voce grossa con cui capitan Lucioni è andato a protestare in occasione del loro gol mi fa ben sperare. Atteggiamenti simili avrei voluti vederli anche nei due mesi “soporiferi” in cui la squadra si era inabissata. Allora sembrava che ogni situazione al limite o contestabile, ai nostri scivolasse addosso quasi non fossero stati loro a subire un torto. La veemenza sacrosanta e l’accanimento con cui si è discusso per due minuti buoni mi fa ben sperare. Se proprio devo dare un dieci, allora è giusto che lo dia all’arbitro. Ha confermato quanto di buono fatto vedere già contro il Frosinone. Tornare sui propri passi, ribaltando una decisione presa, non è che si veda spesso su un campo di calcio. Credo che il sapore di una vittoria, ma paradossalmente anche quello di una sconfitta, sia più bello quando a decidere il risultato è soltanto il valore espresso in campo dalle squadre contendenti piuttosto che recriminare o appigliarsi a questa o quella situazione fischiata o meno a favore o contro.

Pigliamoci quello che viene. Coltiviamo in fondo questo sogno, perché in fin dei conti stiamo sognando tutti. Sogna la città, una intera Provincia, ogni lembo d’Italia Intera in cui risiede e dimora un cuore giallorosso. Come dice Renato Zero nella canzone “La fabbrica de sogni…”    

“La fantasia alimenta le idee,
sognare fa bene, sprigiona energie,
dagli un futuro ai sogni tuoi...
(per tutti i giorni che non sognerai).
Fai che si senta che lo vuoi
(certo che lo vuoi)
Siamo così:
saggezza e stregoneria.
Guai se però
il sogno resta utopia.”

..incrociamo le dita… Possiamo farcela.

Scugnizzo69