Un’altra magia. I giallorossi che fanno festa sotto la curva della Strega sono una goduria pazzesca. Il Benevento è in finale per la conquista della serie A. Ora tocca al Carpi. Una partita di sacrificio, intelligente per almeno 85 minuti, poi con la sofferenza nel cuore per il gol del Perugia che riaccende le speranze della squadra umbra. L’assalto all’arma bianca negli ultimi quattro minuti della partita tolgono almeno dieci anni di vita. Ma il Benevento ce la fa. Perché non avrebbe meritato una sorte diversa dalla finale.
PRIMO TEMPO - Il Curi è una bolgia. La coreografia della sud beneventana, diciamolo senza tema di smentita, era un’altra cosa, ma l’inno cantato a squarciagola dalla curva perugina fa il suo effetto. Perugia e Benevento si giocano uno spicchio di A e i giallorossi devono farlo senza il loro attaccante principe, Fabio Ceravolo, 21 gol in stagione, fermato da un problema al polpaccio. Eramo invece entra in campo con una maschera protettiva al viso, per un colpo ricevuto all’andata.
E’ ordinato il Benevento, non getta un pallone. 4-2-3-1 classico, con Cissè a ridosso di Puscas e con Falco libero di spaziare a destra. Lo aveva detto Baroni: non ci difenderemo e basta, proveremo anche ad offendere. E nella prima frazione sono più le iniziative della strega che non quelle del Perugia. Proprio in avvio, dopo un calcio d’angolo, Lopez va al tiro di destro da fuori: un difensore lo devia e Brignoli deve compiere una gran parata sotto la traversa per evitare che il Benevento passi. E’ una squadra attenta quella di Baroni, che prova a non perdere gli equilibri, pur consentendo al Grifo di Fare la partita. Ma la squadra di Bucchi cozza contro un muro, quello formato da Lucioni, Camporese e Lopez: perfetti nel gioco aereo, sempre tempestivi in quello rasoterra. I pericoli per Cragno si contano sulle dita di una mano, mentre il Benevento sfiora il gol al 21’ con una bella combinazione tra Cissè e Puscas che porta il rumeno al tiro troppo centrale. C’è persino in contatto in area tra Volta e Lucioni che potrebbe suscitare qualche dubbio. Lo zero a zero è lo specchio di una frazione di gioco che il Benevento ha controllato senza patemi.
LA RIPRESA – E’ persino più intraprendente la squadra giallorossa nel secondo tempo. Il Perugia accentua la sua vocazione offensiva e si scopre scriteriatamente in difesa. Nei larghi spazi si potrebbero infilare tante volte gli attaccanti giallorossi. Ma il gol resta un’utopia anche per la bravura di Brignoli. Fino al 36’ quando da azione di calcio d’angolo il colpo di testa di Camporese chiama Brignoli alla superparata e Puscas al tap in che manda in visibilio i duemila della Curva giallorossa. Sembra finita, ma nella coda c'è la più grande palpitazione. Dopo il gol dell’1 a 1 di Nicastro si trema nella difesa giallorossa, più di quanto si sia fatto nei precedenti 90 minuti. Ma è un fremito di gioia al fischio finale (ritardato) di Abisso. Poi esplode la festa della torcida del Benevento, roba da carnevale di Rio, canti e cori a squarciagola che avvolgono il Curi per oltre venti minuti. Una soddisfazione immensa, perché la fabbrica dei sogni non si ferma mai e continua a sfornare fenomeni onirici senza soluzione di continuità.
Franco Santo
