Il Benevento si prende quello che cercava. Il pari è un risultato sicuramente positivo in vista della finale di ritorno. Avrebbe voluto anche provare a pungere in attacco la strega, ma con tutti gli assenti che si è ritrovata, l’impresa è sembrata quasi impossibile. E allora va bene gioire per questo primo passo in avanti verso la conquista più ambita.
Atmosfera da Champion’s, la serie B celebra la finale con una coreografia da brividi. Il piccolo Coro dell’Antoniano strappa applausi e batticuori all’Inno di Mameli, gli stemmi delle due squadre brillano sull’erba del Cabassi. Lo stadio di Carpi è piccolo e ricorda i tempi passati della Lega Pro, ma la passione va oltre le categorie. E la posta in palio è il Nirvana per entrambe le squadre che si giocano uno spicchio di storia. Gli addetti ai lavori hanno definito il Carpi “ferito” dopo i fatti di Frosinone, ma è il Benevento a pagare di più le conseguenze delle precedenti partite. Baroni, che ha lasciato Ciciretti a casa e ha Puscas squalificato, non recupera neanche Ceravolo. Non è un caso che siano i migliori marcatori della strega e che lasciano una squadra monca in questo prima storica finale per la serie A. Nonostante tutto Baroni non snatura la squadra: resta il 4-2-3-1: davanti c’è Cissè, un uomo per tutte le stagioni, bravo a fare la punta centrale come l’attaccante esterno. Dietro di lui Falco, a destra Eramo, a sinistra Melara. Non punge la squadra giallorossa, anche se l’occasione più ghiotta capita proprio sul sinistro magico di Nicolas Viola. E’ appena il 10’, il giocatore reggino lascia partire un missile terra aria da trenta metri che Belec riesce a mandare in angolo con una gran parata. Il pallino del gioco lo ha in mano il Carpi, ma la difesa imperniata su capitan Lucioni tiene bene. Gli spauracchi Lasagna e Mbakogu hanno poche occasioni per mettersi in mostra, meglio Di Gaudio sulla fascia sinistra che manda più di una volta in tilt la catena di destra del Benevento (Venuti-Eramo). Il primo tempo è un passo avanti verso la conquista di quel risultato che si spera di cogliere.
La ripresa si gioca sul solco della prima frazione. Il Carpi prova a pungere, ma il Benevento non indietreggia di un passo e a sua volta prova a far male in attacco. La gran punizione di Falco chiama Belec alla respinta di pugni al 7’, a riprova che le azioni più pericolose alla fine sono sempre del Benevento. Melara fa harakiri al 16’: becca l’ammonizione e salterà la finale di ritorno. Non era sembrato nella sua serata migliore, ma teneva Sabbione fermo sulla linea dei difensori. Il Benevento continua a ragionare con un Viola “formato Pirlo” che fa tutto bene, difende e costruisce con una lucidità incredibile. Il peso dell’attacco si riversa quasi tutto su Falco: il “Messi del Salento” canta e porta la croce, la difesa del Carpi non riesce a tenerlo. Ma commette un’ingenuità colossale a pochi minuti dal termine quando si fa ammonire dal direttore di gara: anche lui era diffidato e sarà costretto a saltare la partita di ritorno. Non è una bella notizia, Baroni dovrà inventarsi qualcosa giovedì per rendere difficile la vita alla difesa emiliana. Succede poco altro, perché Camporese e Lucioni sono un muro insormontabile per “mister quattro milioni e mezzo” Lasagna e per Mbakogu. Che non la prendono mai. Il pari è scritto nella notte del Cabassi, non c’è motivo perché si schiodi. Il verdetto è rimandato a giovedì. La strega dovrà stringere i denti e sperare di recuperare quanti più giocatori possibile per far vivere un’altra notte magica al suo popolo.
Franco Santo
