L'attesa tra scaramanzia e voglia di vittoria

Poche concessioni all'entusiasmo, la superstizione la fa da padrona

Benevento.  

 

Alzi la mano chi oggi non avrà con sé un indumento o un oggettino che ritiene sia un portafortuna. Conosciamo tifosi che non mutano di una virgola il loro rituale, che indossano la stessa maglia, gli stessi jeans, gli stessi calzini e persino la stessa biancheria intima quando si va allo stadio. Si chiama superstizione e nella terra delle streghe nessuno deve scandalizzarsi. I riti scaramantici sono un’abitudine nel calcio, ci si può anche non credere, ma conviene farli: è come strizzare l’occhio alla fortuna, come mettersi al riparo da qualcosa di negativo. Benevento sta diventando capitale della scaramanzia, almeno nello sport. Sarà che ne ha passate troppe fino ad ora per lasciarsi andare a festeggiamenti anticipati e allora che scaramanzia sia. Ve la immaginate una città a una decina di ore dall’appuntamento con la storia che non concede nulla al suo entusiasmo? C’è da conquistare la serie A, qualcosa che solo a nominarla mette i brividi. E allora ti aspetti una città vestita di giallorosso, con bandiere ai balconi, con festoni dappertutto. E invece niente! Se non fosse per quelle strisce colorate tirate da balcone a balcone nella popolare via Cocchia (a due passi dallo stadio) e quei palloncini che addobbano il viale della stazione nessuno si accorgerebbe che qui a breve ci si gioca una conquista storica, che va ben oltre il calcio. E’ vero, c’è chi non ha resistito alla tentazione: per lo più si tratta di commercianti che con la bandierina davanti alla saracinesca provano ad invogliare la gente ad entrare. Un negozio di abbigliamento ha esposto vestiti da donna rigorosamente gialli e rossi, uno sportivo ha ridipinto la sua auto con i colori della squadra sannita, ma l’ha tenuta celata in garage fino a stamattina per un giro che serve da prova generale. Il resto della città è in religioso silenzio, per esorcizzare i cattivi pensieri e per sognare la più grande conquista calcistica che si possa sperare. 

frasan