Vigorito ai beneventani: "Amatevi come vi amo io"

Incontro ricco di sentimenti al Comune tra le istituzioni e la squadra giallorossa

Benevento.  

Incontro al Comune ricco di sentimenti tra le istituzioni cittadine e la squadra giallorossa appena approdata in serie A. L'intervento finale non poteva essere che del presidente Vigorito: “Molti hanno ricordato quando sotterrai dietro ad una porta qualcosa per scaramanzia. Tutti si sono chiesti cosa fosse. Sì, era una piccola strega, sperai che fosse un gesto che portasse fortuna”.

Oggi che è arrivata la serie A vuole fare un elogio a tutti i calciatori che sono passati nel corso della sua avventura nel Benevento: “Quelli che sono andati in A hanno avuto un appuntamento con la storia, ma anche quelli della C2 avevano un cuore grande. Per me la parola mercenario non esiste, parliamo di ragazzi che si sacrificano, tra l'altro costretti a vivere in.. mutande. Spesso mi hanno accusato di amare troppo i calciatori, io vi dico che amo le persone per bene”. Il racconto arriva alla serata di festa di giovedì 8 giugno: “Ho avuto la gioia di attraversare tutta la città, volevo guardare negli occhi uno ad uno quelli che festeggiavano. Devo dire che non ho sbagliato a tornare. Sono tornato per voi e per mio fratello che lavorava 13 ore al giorno”.

Una conquista per molti insperata: “Una sorpresa? Lo sarà stata per voi, ma non per noi. Mi hanno chiesto quando ho capito che saremmo andati in serie A, ho risposto nel marzo del 2006, quando abbiamo preso questa società. Nella nostra famiglia siamo abituati così, non andiamo mai via prima di aver raggiunto quello che ci siamo prefissati. Abbiamo uno scrigno e tiriamo fuori solo le cose belle”. I ringraziamenti sono di rito: “Voglio ringraziare un giocatore che è stato l'anima silenziosa di questa squadra, che è andato via e quando gli abbiamo chiesto di tornare è tornato senza pensarci su: Ghigo Gori. E devo ringraziare i tifosi della provincia che si sono sobbarcati lunghi viaggi e grandi fatiche”. Poi la dedica più attesa: “Quella a mio fratello. Un giorno mi ha lasciato solo in questo “casino”, ma era lui che teneva il filo dell'aquilone e gli permetteva di volare. Lui ha amato questa città e fino all'ultimo istante della sua vita è stato amato da voi”. Il finale è per la città: “Benevento è bella e fiera di per sé, non aveva bisogno del calcio per emergere. Ma ha bisogno di quella coesione che non arrivi solo da un fatto straordinario. Amatevi, come vi amo io”.

Franco Santo