La tentazione di prendersela con la malasorte è forte. In fondo questa avventura in serie A del Benevento sembra sempre di più una maledizione. De Zerbi ha però sottolineato: “Vedete che se abbiamo preso gol al 94’ non è per sfortuna, è per colpa nostra”. Ed è così, non c’è tanto da girarci intorno. Del resto si dice che la dea bendata sappia scegliere sempre bene chi favorire. Certo è che il destino ci ha messo tanto di suo: perché nelle sconfitte all’ultimo alito di partita c’è sempre un po’ di casualità e se la cosa si ripete spesso non si può dire certo che si è fortunati. Torino, Cagliari, ora Sassuolo, tutte facce della stessa medaglia. Simile, ma non uguale, anche la trasferta di Verona. Errori e cattiva sorte a braccetto, perché senza sminuire le performance maldestre dei giallorossi, non si può negare che sarebbe bastata un’inezia in termini temporali per evitare queste sconfitte.
Le disgrazie tecnico-tattiche dei ragazzi di De Zerbi però sono sotto gli occhi di tutti: il passaggio sbagliato di Brignoli, i gol falliti da Chibsah, l’espulsione di Letizia, il tracollo finale nel quale il Sassuolo ha messo in fila un rigore sbagliato, una traversa e un gol in appena tre minuti. Va bene che si era in dieci, ma combinare simili catastrofi su palle inattive (il rigore di Costa e il gol di Peluso entrambi da calcio d’angolo) deve per forza chiamare in causa qualità ed efficacia. Che poi la si potesse passare liscia, quella era la speranza di tutti. Ma non è andata così.
De Zerbi ha detto di aver visto qualcosa di positivo. Aveva chiesto ai suoi di mantenere sempre il comando delle operazioni e il 54 per cento di possesso palla direbbe che la squadra ha fatto ciò che chiedeva l’allenatore. Ma quel giro palla è stato spesso stucchevole e la sua lentezza esasperata non ha portato da nessuna parte. Il tecnico si è lamentato: “Passaggi troppo lenti e troppe volte all’indietro”. Il problema è che per diventare padroni di questo tipo di gioco serve tempo, proprio quello che il Benevento non ha. Forse questa squadra ha altre caratteristiche, come ha dimostrato con quegli attacchi veementi dopo il gol del vantaggio emiliano. Focalizziamo quei tre minuti dal 17’ al 20’ della ripresa in cui Chibsah ha avuto per ben due volte sul piede la palla del pari, prima incespicando davanti a Consigli, poi sparando un sinistro che il portiere sassolese ha respinto chissà come. Proprio da quel calcio d’angolo è venuto il gol del pareggio di Armenteros. E’ stato un’offensiva all’arma bianca, senza badare troppo al giro palla, ma andando subito in verticale. E sono arrivate le occasioni da gol. Forse la chiave è lì. Forse.
Fatto sta che un minuto dopo il gol dello svedese è arrivato il cartellino rosso a Letizia e tutto è diventato improvvisamente più difficile. E’ come se la squadra giallorossa cercasse le difficoltà anche quando la partita sembra mettersi in discesa. Qui c’entra l’aspetto mentale, che si è accoppiato a quello fisico nel finale concitato. Ha detto De Zerbi che non vuole vedere teste basse alla ripresa, chi non crede all’impresa può fare le valigie sin da subito. Ma non sarà facile evitare teste basse e musi lunghi.
frasan
