Benevento, bando alle depressioni

Basta dare uno sguardo al passato per trovare la forza necessaria per il presente

Benevento.  

I record negativi del Benevento sono vere e proprie pugnalate al petto. Provocano imbarazzo, ma non certo vergogna. Nella vita, credeteci, sono altre le cose di cui vergognarsi. Lo sappiamo tutti che nello sport De Coubertin (lo ricordate, quello delle Olimpiadi, che diceva che l’importante è partecipare?) non va più di moda, ma anche nelle sconfitte, nei momenti bui, bisogna trovare equilibrio e accettare la realtà, magari sperando in un futuro migliore. Dicevamo dei record negativi. Difficile trovare tredici sconfitte di fila nella storia del club giallorosso, ma è impossibile (scusate se lo sottolineiamo) anche trovare un campionato più importante in questi  88 anni di vita della strega. Negli archivi abbiamo scovato la stagione 56-57, IV serie interregionale, a cui partecipava l’allora San Vito Benevento. Quella squadra che aveva nelle sue fila anche giocatori di buon livello come Forgione, De Petrillo e Rigolassi, finì all’ultimo posto, inanellando tra l’ultima di andata e la settima di ritorno otto sconfitte di fila (ad Ercolano, a Taurianova, in casa con l’Avellino, a Ragusa, in casa col Matera, ad Enna, a Marsala e in casa col Cosenza). Alla fine i ko furono in totale 21 (anche un 7 a 0 a San Giovanni a Teduccio e un 6 a 0 a Trapani), a fronte di 8 vittorie e 5 pareggi e l’ultimo posto della classifica significò la retrocessione nel campionato Interregionale Seconda categoria.

Ora non sappiamo come si sentissero i tifosi dell’epoca, ma una cosa è certa: pur creando le sconfitte sempre lo stesso stato d’animo, pensiamo ci si possa consolare di più partecipando ad un campionato di rango superiore che ad uno di quarto ordine come era quello del 56-57. Insomma una sconfitta contro Napoli, Inter e Juventus può anche provocare lo stesso dolore, ma non può essere paragonata ad una contro Taurianovese, Ercolano e Enna. E’ proprio dando uno sguardo al passato che bisogna trovare la forza per guardare con maggiore fiducia al presente. Lo ha detto anche il presidente Vigorito: “Non cominciamo a piangerci addosso”. Non è da guerrieri. Sappiamo tutti che la partita col Sassuolo era il primo vero spareggio casalingo di questa stagione e la sconfitta ha fatto forse più male delle altre, ma non ci si può arrendere prima che tutto sia realmente finito. C’è bisogno di una reazione forte, prima da parte della squadra, che deve vestire i panni della provinciale, lottando come fa una provinciale, col coltello tra i denti e avendo più fame degli altri, poi da parte dell’ambiente. La depressione non porta da nessuna parte. 

f.s.