Il "giallo" di Manganiello

E' l'episodio arbitrale attorno al quale gira tutta la partita. Il resto è solo conseguenza

Benevento.  

Pensavamo di averle viste tutte e invece ci sbagliavamo. Questa sconfitta contro il Cagliari è una pugnalata al cuore. Da piangere, da disperarsi senza pudore. Sì, probabilmente non sarebbe cambiato nulla, il destino del Benevento è forse già segnato da tempo. E forse lo è anche al di là di quello che accade in campo. Se gli arbitri (senza voler apparire delle vittime) usano sempre due pesi e due misure c'è ben poco da fare. Ma così fa male, troppo male. Certo, quando accadono questi crolli ci sono evidentemente delle colpe. E allora iniziamo da quelle: dai gol falliti, tre da Coda, uno da Venuti, oltre al palo di Brignola. Verrebbe da dire che il problema è lì, nella fase conclusiva. Servirebbe più cinismo, maggiore precisione: soprattutto in occasione delle conclusioni di Venuti e Coda nella ripresa. Ma il problema è anche in difesa. Anche se i gol subiti sono poi in fondo conseguenza di quelli falliti. La rete di Pavoletti mostra come la difesa giallorossa non sappia ancora marcare a uomo: bisognerebbe capire a chi toccasse la marcatura dell'ex napoletano. Ma in quei minuti conta anche la cattiveria, la furbizia, il mestiere. E la mancanza di ansia. S'era detto da tante parti che il Benevento non avesse più nulla da perdere, ma quando ci si ritrova a difendere un 1 a 0 nei minuti di recupero, va a finire che ci si lascia travolgere dalle emozioni. Fin qui le colpe di una squadra che ha giocato bene, meglio del Cagliari, mostrando un livello di gioco certamente superiore ad una squadra che è ultima in classifica. Poi viene quello che non si può prevedere. L'imponderabilità, ovvero l'operato dell'arbitro.

QUEL CARTELLINO GIALLO. Ce n'è uno in meno nel computo totale del pomeriggio. Uno che Manganiello si è guardato bene dall'estrarre. Quello netto nei confronti di Castan. Mancavano poco più di dieci minuti, sarebbe cambiato tanto. Il Cagliari in dieci avrebbe avuto maggiori difficoltà a organizzare un assalto finale. E' un fatto grave, perchè per falli come quello commesso dall'ex romanista non c'è interpretazione che tenga: c'è solo da estrarre il cartellino giallo e, se è il secondo, poi anche il rosso. E' questo l'episodio cardine della sfida. Il rigore è solo la conseguenza di tutto ciò. Il fallo di mani di Sandro c'era. Qui al limite si potrebbe parlare di interpretazione. Manganiello avrebbe potuto sposare il buon senso, dire che aveva visto lui ed evitare di andare al Var. L'hanno fatto in tanti in queste ultime settimane, lui no. Pazienza. Rimane quel giallo non estratto, che fa il paio con tutto quello che Pairetto riservò al Benevento a San Siro. Da Pairetto a Manganiello, da Nichelino a Pinerolo, 27 chilometri di distanza nella cintura metropolitana di Torino. Nessun complotto, per carità. Magari solo una questione di simpatia...

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