Derby, tra agonismo e tecnica. Benevento provaci

I giallorossi all'Arechi dovranno giocare con la fame delle pericolanti ma usare anche il fioretto

Benevento.  

Vinceranno la tecnica oppure l’agonismo e la fisicità? E’ il dilemma del derby speciale di stasera. Di sicuro sarà una sfida difficile e che si prevede incerta e combattuta. Come si suol dire, insomma, da tripla, mai come stavolta. Il Benevento deve cercare di scendere in campo “pensando” di essere in zona retrocessione e che si tratta di una sorta di ultima spiaggia… Andare all’Arechi con la tranquillità di chi sta meglio in classifica o pensare che i granata sono in crisi o giocheranno con tensioni o che hanno dei limiti, sarebbe un gravissimo errore, così come pure bisogna dimenticare e cancellare quel 4-0 dell’andata. Questo aspetto mentale e comportamentale viene prima della tattica e di altri fattori legati al rettangolo verde dell’Arechi, anche perché siamo convinti che le voci di polemiche che arrivano dalla cittadina cara a S. Matteo, il faccia a faccia ultras-giocatori negli spogliatoi di ieri pomeriggio, il comunicato della società e quello della curva, le ultime due sconfitte consecutive casalinghe, non sono nient’altro che degli ingredienti destinati a far scattare la molla del riscatto sapendo che i derby cancellano gap e problemi, e che soprattutto servono da stimolo in più proprio per risolvere mali di qualsiasi specie che quasi per incanto vengono annullati.

Del resto, non a caso, da circa una settimana stiamo definendo questo derby un mini-esame di laurea, in aggiunta ad una ulteriore prova di maturità, perché è innegabile che tornare con un risultato positivo dopo aver giocato per ottenere il massimo e con il classico coltello tra i denti come si affrontano tutti i derby, avrebbe un effetto più che positivo non solo sulla graduatoria, ma soprattutto psicologicamente sull'intero ambiente. Non a caso c'è anche la legge dei grandi numeri da battere che vede addirittura i sanniti vincenti ben 43 anni fa (1975-76) l'ultima volta.

Il Benevento dovrà essere, dunque, camaleontico. Pronto a ribattere colpo su colpo alla fisicità o all’agonismo esasperato oppure a vestire i panni eleganti e cercare con delle giocate di fare la differenza senza farsi influenzare e condizionare dal clima, dall’ambiente. Del resto in questa ottica, tra campo e panchina la presenza nelle file giallorosse degli ex Coda, Tuia, Gori, Improta e del ds Foggia, un mini-esercito, dovrà servire anche a far capire meccanismi e tutto il resto. Determinante sarà anche il ruolo del fischietto, il settimo anno Abbattista di Molfetta che ha incrociato i giallorossi a Palermo lo scorso 30 novembre, arbitrando da “casalingo”, negando un rigore ai giallorossi nel finale e soprattutto risparmiando due clamorose espulsioni ai palermitani Jajalo ed una a Rajkovic, tollerando il gioco “maschio”, con autentiche entratacce lasciate impunite. Pensate che da allora Maggio e Viola sono fuori, con Letizia che fu costretto ad uscire per una contusione alle costole. Stasera il metro dovrà essere giocoforza diverso anche se il Benevento dovrà essere pronto a indossare l’elmetto, ma a non disdegnare anche l’uso del fioretto…

Una delle chiavi sarà anche questa.