Pepe: "Spero che Vigorito ci ripensi"

"Mi ha consegnato la squadra? Non me lo ha ancora detto, non ci voglio neanche pensare"

Benevento.  

“Ho letto anch’io la dichiarazione del presidente Vigorito che avrebbe consegnato virtualmente la squadra nelle mie mani. A me non ha ancora detto nulla, anche perché se l’avesse fatto gliela avrei subito riconsegnata”. Fausto Pepe prova a stemperare la tensione del momento e a pensare positivo dopo una delle pagine più nere del calcio beneventano. Una telefonata al presidente c’è stata in mattinata, ma su toni informali e senza entrare nei dettagli: “L’ho sentito sereno, spero che il suo proposito di lasciare non sia irreversibile”. Il sindaco dice di avere il conforto di tanta gente che ha incontrato stamattina sulle strade del giro e di altri che gli hanno inviato messaggi sul telefonino: “Ci sono centinaia e centinaia di persone che mi hanno chiesto di convincerlo a rimanere. E io su questa ipotesi voglio lavorare”. Un’impresa che fin d’ora si preannuncia difficile: la spaccatura con parte dell’ambiente sembra insanabile, i cori della curva hanno fatto male e sembra complicato che si possa ritrovare unità di intenti: “Tutti siamo scontenti di non essere andati in B, tutti siamo rimasti scossi dalla sconfitta col Como. Ma in questo momento bisogna scindere i due sentimenti. Il tifoso incazzato sa dire le cose peggiori, è così nel calcio. Quando si perde ci si arrabbia tanto, ma io spero ugualmente di trovare uno spiraglio. Lo ritengo difficile, ma ci spero”. Il rovescio della medaglia è ritrovarsi nelle mani la “patata bollente” di una società da ricostruire da zero: “In questo momento non ci voglio neanche pensare, il mio unico obiettivo è provare a far recedere Vigorito dal suo intento”. Molti hanno accentuato la spaccatura chiedendo persino che il “Ciro Vigorito” torni a chiamarsi Santa Colomba: “Questo modo di fare è ipocrita e per niente costruttivo, chi dice queste cose fa male alla città di Benevento, che ha bisogno di identità di persone per bene e che stiano vicino alla comunità. Per questo lo stadio è stato intitolato ad un personaggio che ha dato tanto a questa città, figuriamoci se oggi si rimangiamo quello che abbiamo fatto. Noi siamo persone serie e di parola”.

Franco Santo