Hai voglia di girare la chiave, il motore continua a tossire a vuoto, l'auto non si accende. Il Benevento da tre settimane è parcheggiato lì, in quel limbo che lascia intatte le speranze di arrivare in Paradiso, ma da dove cominciano anche a intravedersi le fiamme dell'inferno.
E' caduta ancora la squadra giallorossa, questa volta rovinosamente davanti al suo pubblico, prigioniera di una involuzione repentina, giunta dopo ben dieci risultati utili di fila. Si cercano i motivi, non per trovare a tutti i costi un capro espiatorio, ma per capire come uscirne.
La sfida con lo Spezia sembra il compendio delle due che l'hanno preceduta: come mettere insieme gli errori dell'una e dell'altra e commetterli tutti insieme in una sola occasione. Negare che questa squadra abbia dei problemi, vuol dire non aver voglia di venirne fuori. Arrampicarsi sugli specchi, invocando gli episodi sfavorevoli significa bendarsi gli occhi davanti ad un problema più grande.
Già, come negarlo? Tutti siamo curiosi di sapere come sarebbe andata a finire se Coda avesse segnato il rigore. Forse avremmo visto un'altra partita, forse no. Chi può dirlo? Ma gli “sliding doors” nel calcio esistono ed esisteranno sempre: uno sbaglia, l'altro fa gol. E cambia tutto. Soprattutto si cade da quel filo di sottile equilibrio che tiene le sfide in parità. Ma può un episodio determinare tutto questo? Sì, se non si hanno le armi per imprimere il proprio gioco; no, se le qualità consentono di superare ogni ostacolo, anche quello più complesso.
Quest'ultima versione del Benevento non ha lasciato una buona impressione. Manovrava senza bagliori, faceva circolare il pallone, preferendo l'ampiezza alla profondità. A centrocampo, come spesso è accaduto ultimamente, costruiva trame prevedibili, lasciando spesso i tre della retroguardia senza adeguata copertura. Al primo pallone perso, i tre attaccanti dello Spezia sono sembrati automi della play station: rapidi ed efficaci. Montipò ha messo giù Okereke e il gemello di Federico Ricci ha piantato il primo paletto nella rete giallorossa.
In una partita non ci sono solo gli episodi, esistono anche i segnali positivi. Uno di questi era stato il gol di Insigne. Pareggio in due minuti, senza la minima sofferenza. Un segnale da cogliere, con lo spirito giusto. E con la carica che ci mette sempre Caldirola che s'è andato a prendere il rigore dopo 3' della ripresa. Cogliere l'attimo è da squadra serena, sicura di sé. Farselo sfuggire è sinonimo di inquietudine.
Il lato tecnico della vicenda è quello più complesso. Bucchi ha cambiato tanto, forse anche troppo. Ma quando la pietra filosofale sembrava ormai trovata, è stata smarrita di nuovo. Da popolo riconosciuto di Commissati tecnici, oggi ognuno ha la sua soluzione. Noi sappiamo solo che quelle proposte contro Livorno, Cremonese e Spezia non sono state adeguate. C'è bisogno ancora di cambiare, dunque. Ci sono due settimane per trovare una quadratura più affidabile, magari inseguendo la semplicità. A volte la soluzione migliore è sotto gli occhi di tutti e non sempre conviene arrovellarsi il cervello alla ricerca di tattiche ad affetto.
