Benevento: doveva andare meglio, poteva andare peggio...

Il secondo tempo di Ascoli, anche senza essere stato perfetto ha almeno indicato la strada

Benevento.  

Non è il riscatto che tutti si aspettavano, ma dopo il 2 a 2 del Del Duca si è avvertito un grande sospiro di sollievo. Della serie: doveva andar meglio, ma poteva andar peggio. Diciamolo: la quarta sconfitta consecutiva sarebbe stata un'autentica iattura e avrebbe reso ancora più difficile questo finale di stagione.

Il Benevento è in convalescenza, le medicine che gli somministra Bucchi sembrano dei palliativi che non raggiungono lo scopo. Si cambia, molto e in continuazione, ma si ricade sempre negli stessi errori. Il primo tempo di Ascoli è stato un incubo. Ha giocato male la strega, perchè col nuovo modulo (difesa a quattro, centrocampo a rombo, davanti una punta e mezza) ha infittito a dismisura il centrocampo e aumentato la confusione in un settore che l'Ascoli voleva proprio così. Per molto tempo la palla è sembrata quella di un flipper impazzito: altro che “pulirla” la partita, così si è ulteriormente sporcata. E gli episodi, mai come in questa sfida, l'hanno fatta da padroni.

DUE PUNIZIONI. Si parla tanto di episodi, ma prendere due gol su calci di punizione non può essere solo frutto del caso. Marcare a zona nei calci da fermo continua ad essere un metodo opinabile, perchè se dalle parti di Ardemagni si viene a trovare Letizia è quasi scontato che l'ex irpino abbia la meglio in un duello aereo. Con colpe relative da parte del terzino napoletano che paga nei confronti del centravanti ascolano poco meno di una ventina di centimetri (wikipedia registra 1,71 Letizia, 1,85 Ardemagni). La seconda punizione, benchè battuta bene dall'ex Ciciretti, ha visto l'ennesima titubanza di Montipò, che continua a “sporcare” le sue prestazioni con interventi poco efficaci. In mezzo ai due episodi un tran-tran inutile a centrocampo, senza mai trovare il bandolo della matassa e ovviamente senza mai tirare nello specchio della porta di Lanni.

LA RIPRESA. Pur senza fare sfracelli, i cambi nel secondo tempo hanno reso più logico l'assetto della formazione giallorossa. Fuori Crisetig, arretramento di Viola al suo posto, centrocampo snellito di un tempo di gioco e dalla maggiore rapidità di Federico Ricci. Costruire palle gol contro una squadra come quella ascolana, che ha giocato contro il Benevento la partita che avrebbe dovuto fare a Lecce (pressing asfissiante, perdite di tempo, gioco duro), è sembrata subito un'impresa per una squadra compassata come quella giallorossa, ma nel secondo tempo la pressione imposta da Viola, Del Pinto (rigenerato dopo un primo tempo inguardabile) e Ricci ha quantomeno spinto l'Ascoli a non uscire più dalla sua area. Al primo cross (di Viola), Coda ha fatto centro alla sua maniera di testa e poi, quando la strega era ridotta in dieci per l'espulsione di Caldirola, lo stesso bomber di Cava ha “inventato” un assist al bacio per Armenteros che è stato scaraventato a terra da Laverone.

CAMMINO LUNGO. E' ancora lunga la strada che porta in Paradiso, così come quella che si dirige verso il limbo dei play off. Otto partite che possono ancora stravolgere tutto. Ora si può essere ottimisti o pessimisti, sta di fatto che la classifica è talmente fluida da non poter consentire previsioni. A nessuno. Bisogna solo far tesoro ancora una volta di quello che è accaduto e prendere il meglio da una sfida sostanzialmente brutta. Non c'è neanche il tempo per pensarci, ripartire dal secondo tempo di Ascoli è quasi un obbligo. Sperando che sia finalmente la strada giusta.