Per il finale di stagione un Benevento spregiudicato

Il tecnico mette in conto di poter rischiare qualcosa, ma è il momento di osare

Benevento.  

Ha detto Bucchi: “D'ora in poi voglio vedere sempre una squadra sbarazzina, anche a costo di rischiare qualcosa”. Il 3-5-2 va dunque in soffitta con tutto il suo pragmatismo e insieme a quella solidità che sembrava una conquista ottenuta, ma che poi si era improvvisamente liquefatta. 

Per alcuni momenti, contro il Carpi, si è rivista la squadra delle prime partite, che costruiva sempre almeno una mezza dozzina di palle gol. Ma che allo stesso tempo rischiava spesso di prenderne da chiunque. Certo, sarebbe meglio trovare un punto di equilibrio, che andrebbe forse ricercato più nella scelta di qualche interprete che nel sistema di gioco. Ma è indubbio che se si vuole creare tanto in fase offensiva, qualche rischio lo si deve pur correre.

La partita col Carpi era di quelle che nascondono insidie incredibili. Gli emiliani hanno un buon palleggio dalla cintola in su e ora giocano anche senza quasi più l'assillo del risultato. Lasciano gli attaccanti a presidiare la loro zona e giocano lunghi ribaltando velocemente l'azione. Pagano tanto in fase difensiva, ma sono pericolosissimi nelle ripartenze. Il Benevento che è compassato nel suo dna ha sofferto proprio questo modo di manovrare degli emiliani. Ovvio che se avesse concretizzato le clamorose palle gol avute nel primo tempo, non ci si sarebbe neanche accorti della pericolosità degli uomini di Castori. Come dire che il cinismo c'entra sempre nelle gare di questo campionato. Chi sbaglia di meno vince di più. Viene in mente il Brescia (ma pure il Lecce...) che gioca proprio in questa maniera: ha una difesa perforabile, ha subito 38 gol (come il Crotone che è in zona play out), ma ne ha segnati ben 60.

E' quasi una scelta culturale. A questo punto del campionato, dopo la crisi di risultati (un punto in quattro partite) ci sta che si prenda questa strada. Affrontare il toro per le corna, a volte può essere meglio che provare ad aggirarlo. E andare dritti allo scopo in una gara, perseguendo sempre l'obiettivo di fare un gol in più dell'avversario può essere, perché no?, la strada che conduce al Paradiso.

Senza farsi facili illusioni e stando sempre attenti a controllare le squadre che inseguono (Cittadella e Spezia hanno evitato entrambe al 90' di perdere due punti preziosi nella corsa ai play off), il Benevento deve guardare con un'altra visione al futuro. Gli mancano sette partite alla fine della stagione, un calendario non semplice con quattro partite fuori e tre in casa, quattro scontri diretti (Perugia, Palermo, Verona e Brescia), due testacoda scomodi (Crotone e Padova) e una partita insidiosa contro il Cosenza di Braglia. Giocarsele a viso aperto può essere il modo più giusto: sul tavolo c'è una posta ricchissima, non si può partecipare ad un finale così eccitante col “braccino” corto. E' il momento di osare.