Benevento, è mancata la personalità

Squadra subito in confusione dopo il primo gol: i leader silenziosi non hanno alzato la voce

Benevento.  

Hai voglia di dire che le sconfitte fanno parte dello sport, che nulla può essere scontato in una disciplina il cui l'attrezzo del mestiere è un pallone che rotola, che vola via, gira su se stesso, che lambisce il palo o va in rete per questione di centimetri. Hai voglia di cercare di lenire il dolore, non ci si riesce. Perché a questo tipo di sconfitte non si fa mai l'abitudine, anche se il Benevento dovrebbe essere un'autorità in materia (12° play off perso in 25 anni). Cittadella si va ad aggiungere ai vari Como, Juve Stabia, Varese, Crotone e sgomita per trovare un posto tra le pagine più amare della strega. 

Si è detto in sala stampa che questa partita sia stata lo specchio di un intero campionato, che ha avuto alti e bassi clamorosi, ma che sembrava finalmente essersi assestato proprio nel finale. Invece non è stato così. Diciamo la verità: questa sfida lascia negli occhi la visione di una squadra furba e cinica al punto giusto che si è confrontata con un'altra squadra sognatrice e poco pragmatica. Quante squadre in Italia, in vantaggio per 2 a 1 dopo la gara d'andata, avrebbero aggredito gli avversari come ha fatto il Benevento? Nessuna. Men che meno nel campionato di serie B, popolato da onesti pedalatori e ruvidi atleti. Venturato con l'autorità concessa al vincitore ha detto che la sua squadra è venuta a Benevento a fare l'unica cosa che sa fare: giocare al calcio. Verrebbe di chiedergli cosa abbia pensato nei primi 35 minuti quando solo grazie al suo “santo in Paradiso” (il portiere Paleari) ha evitato di andare sotto. Ma, come si dice, chi vince ha sempre ragione. E il Benevento le sue ragioni non le trova.

Di analisi tecniche ce ne saranno tante e ci sarà tempo per farle. Quello che risalta oggi agli occhi è il crollo mentale di questa squadra andata in confusione alla prima difficoltà. Col vantaggio incalcolabile della prima partita, ci sarebbe stato tutto il tempo per placare le paure, per scacciare i pensieri cattivi. Invece, incassato il primo gol, è stato come precipitare in un buco nero, come se tutto fosse già scritto e ineluttabile. E' lì, più che in ogni altra cosa, che è mancata la squadra giallorossa. Si è detto tante volte che questa compagine avesse al suo interno dei leader silenziosi: ecco forse serviva uno come Iori, che si arrabbia platealmente con i compagni e li rimette in riga urlando come un ossesso. Da questa parte solo facce spaurite, sia tra i più esperti, che tra quelli più giovani. Il Benevento non aveva bisogno di eroi, ma solo di uomini di personalità che spingessero gli altri alla reazione. In campo, con la maglia giallorossa addosso, non se ne sono visti.