Il presidente Vigorito è a Udine per la partita che vedrà scendere in campo il suo Benevento contro il Pordenone. Nel salottino approntato nell'Hotel Astoria per il collegamento con la trasmissione in diretta di Ottogol, ha a fianco a sé Pasquale Foggia e scherzosamente fa una rivelazione: “Sapete perchè l'ho preso? In realtà non volevo fargli fare il direttore sportivo, avevo pensato di utilizzarlo ancora come calciatore, magari chiedendogli ogni tanto di lasciare la scrivania e rimettere le scarpette. Invece non ci sono riuscito:allora ho capito che era più bravo da direttore sportivo che da calciatore”. Perseguendo il sogno viene spontaneo pensare ad una coppia Foggia-Inzaghi, hai detto niente? “Bè, sì - ammicca il presidente - sarebbe una bella coppia. Ci metterei anche D'Angelo, il secondo di Pippo, e credo che sarebbe una bella lotta”
Il discorso si sposta sulle differenze degli ultimi tecnici che si sono seduti sulla panchina giallorossa. Il presidente traccia un profulo di Superpippo: “I ragazzi certamente sono presi e affascinati dalla personalità di Inzaghi, non dal ricordo del calciatore: conta solo la personalità che ha saputo trasferire alla squadra. L'ho già detto in una mia intervista a Moena: la cosa più bella di questo ragazzo è che ha trasferito nel suo nuovo ruolo di allenatore la ferocia e la determinazione che aveva da bomber, condite da un'umiltà incredibile, come se in questa nuova vita dovesse ancora dimostrare molto: se mette insieme la mentalità vincente e l'umiltà non può che avere i risultati che sta avendo”. In quanto a Baroni e Bucchi, il ricordo del presidente è in chiaroscuro: “Le due gestioni precedenti sono state fatte da ottimi professionisti, ma che forse nell'attività di allenatore avevano trasferito minore umiltà di quella che serviva. La cosa che mi ha sorpreso è che molte volte abbiamo avuto allenatori che non avevano avuto la storia di Inzaghi nel calcio giocato e il Benevento veniva quasi visto come un ripiego: Pippo, invece, si è calato nella realtà giallorossa come se fosse il Real Madrid. La verità è che se lo metti ad allenare la squadra dell'oratorio è entusiasta lo stesso”.
La squadra è già a riposo e i pensieri sono tutti rivolti al Pordenone: “Qui – dice ancora Vigorito - se non sei concentrato c'è il rischio che ti mettono fuori dell'albergo. Tra l'arrivo e la cena ci siamo rivisti un'altra volta la partita col Cosenza: qua si mangia pane e pallone”.
Dopo i complimenti fatti allo scrittore Maurizio De Giovanni (tra gli altri ha scritto “I bastardi di Pizzofalcone”) presente in studio, si chiude col parlare della sfida con i fiuliani: “Credo che la mentalità di Inzaghi sia sempre quella di comandare il gioco, mi aspetto la stessa cosa anche per la sfida col Pordenone, non vedo perché debba cambiare. Ho una promessa fatta da Inzaghi che posso trasferire a tutti i tifosi: saremo sempre orgogliosi di questa squadra. Non usciremo mai dal campo rinunciando a combattere. Non abbiamo motivo di pensare che disattenderà questa promessa. Inzaghi è convinto in questo perché conosce lo spirito dei suoi ragazzi. Usciremo sempre dal campo senza rimpianti. A Udine sarà la stessa cosa, usciremo tra gli applausi anche degli avversari perché andiamo a giocare al calcio”.
