Dopo cinque partite la classifica della serie B ha un aspetto caotico, quantomeno confuso: dieci squadre nel fazzoletto di cinque punti nella prima metà di essa e squadre come Chievo, Pescara, Frosinone e Spezia già attardate nella seconda metà. Solo Empoli e Benevento sono ancora imbattute, poi secondo consuetudine della B, "tutti hanno battuto tutti".
Se qualche allenatore, come Pippo Inzaghi, dice di non guardare la classifica, non può che avere ragione. Che cosa si può dedurre da quell'ammasso informe che delinea le posizioni di un campionato tutto ancora da decifrare?
Il rammarico del Benevento è stato palpabile: una vittoria sull'Entella (che rimane la bestia nera dei giallorossi: mai battuta) avrebbe proiettato i giallorossi in testa insieme all'Empoli. Un paio di giorni di magone però bastano, il resto tocca a Inzaghi e alla squadra. Sono loro che devono lavorare su quelle cose che non hanno funzionato. Cosa è mancato contro l'Entella? La cattiveria in fase realizzativa, un po' di risolutezza in più nell'aspetto difensivo.
Ma, ci chiediamo, si può insegnare la “cattiveria”? O è semplicemente un aspetto del carattere che ogni giocatore deve affinare lavorando su se stesso?
Vuol dire che a Inzaghi toccherà essere anche un po' psicologo e, certo, a uno come lui che ha fatto della determinazione feroce la virtù migliore della sua carriera, non gli potranno mancare le parole adatte per inculcare ai suoi lo stesso spirito.
In quanto all'aspetto difensivo, bè, il secondo gol consecutivo su palla inattiva non può essere già un caso da dibattere. Crediamo c'entri la fatalità, anche se lavorarci ora vorrà dire prevenire le stesse situazioni in futuro. Dice bene Inzaghi: i due gol sono sostanzialmente diversi. Per quello di Pordenone ci sono delle colpe e si può lavorare sul piano tattico, per quello subito con l'Entella è solo questione di risolutezza. Serviva spazzare la palla lontano, se invece qualcuno ha “masticato” la sfera facendola rimane a disposizione dell'avversario, c'è da prendersela solo con chi ha sbagliato l'intervento: la tattica “tout court” non c'entra niente.
Detto questo conviene voltare subito pagina. All'orizzonte un'altra sfida insidiosa e di difficile lettura. Si va a La Spezia, sul campo di una squadra in crisi e contestata. In Liguria dicono che neanche una vittoria sul Benevento salverebbe Italiano (un po' distolto dalla panchina con il supercorso a Coverciano) dall'esonero. I tifosi ce l'hanno con lui, ma soprattutto con il patròn Volpi e il presidente Chisoli, che avevano promesso grandi investimenti, che alla fine non ci sono stati. Sabato è possibile che Italiano cambi modulo di gioco, ma anche che reintegri parte di quei giocatori che aveva messo da parte per scarso rendimento.
Il Benevento dovrà ritrovare il cinismo di Salerno e avere la meglio su un avversario che appare già appeso ad un filo.
