Benevento, non sono ammessi cali

Meglio non guardare la classifica e i guai del Livorno: Inzaghi caricherà i suoi come sempre

Benevento.  

Guerra e pace. No, il romanzo di Tolstoj non c'entra nulla. E' però il titolo che viene in mente pensando a questi giorni di vigilia di Livorno-Benevento. Per carità, è sempre solo una partita di calcio, ma gli stati d'animo riflettono proprio quelle due parole usate dal grande romanziere russo per dare un'intestazione al proprio libro. “Guerra” a Livorno, “Pace” a Benevento. In Toscana sono giorni turbolenti: l'ad Roberto Spinelli (figlio del patròn Aldo) che si scaglia contro l'ambiente, la tifoseria della Nord che non gliele manda a dire (“... un figlio di papà che in vita non si è mai sudato niente...”), il Club Campanile che prova a ricucire lo strappo e a riempire lo stadio contro la capolista dissuadendo la Nord a disertare il Picchi. In tutto questo bailamme Tramezzani sta cercando di capire quali siano i mali della squadra che ha appena ereditato da Roberto Breda. Una bella gatta da pelare per l'ex secondo di De Biasi. 

Sull'altro versante, quello giallorosso, sembra di vivere nella classica famiglia del “Mulino bianco”: clima ovattato, volti sereni, il pensiero al Natale con lo spot girato tutti insieme per fare gli auguri all'ambiente. La tranquillità dei forti che nessun problema può scalfire, da cui emerge il carattere di un ragazzo (perchè in fondo lo è ancora) come Pippo Inzaghi, che tranquillo non lo è mai, che è capace di trovare gli stimoli giusti per qualsiasi partita, anche quella che in apparenza sembra la più facile.
La garanzia che nessuno sottovaluterà i labronici è proprio lui, il tecnico piacentino, che ha portato con sé lo stesso spirito di quando giocava, che non guardava mai in faccia a nessuno ed entrava in campo con un solo pensiero fisso nella testa: fare gol e vincere.

Ecco, di una cosa siamo assolutamente certi: nessuno in casa giallorossa entrerà in campo pensando di poter facilmente fare un sol boccone dell'avversario. Inzaghi e il suo staff hanno analizzato tutti i pericoli che si possono incontrare affrontando un fanalino di coda, male in arnese, dilaniato dalle polemiche e con un allenatore nuovo di zecca che a malapena sabato sera ricorderà i nomi dei suoi allievi. 

Difficile decifrare l'avversario, anche se chi conosce l'ex opinionista della Rai scommette sull'utilizzo del 3-4-3, con i due esterni pronti ad affiancarsi la difesa e formare una linea a 5 dietro che possa garantire maggiore copertura. Dopotutto il Livorno al Picchi tre partite le ha vinte (Pordenone, Pisa e Juve Stabia), ma non ha mai pareggiato, perdendo le altre 4 (qualcuna come quelle contro Salernitana e Chievo in maniera molto rocabolesca). E' fuori casa che è parsa inerme con 6 sconfitte e due pareggi, un solo gol segnato e 9 subiti. 

La parola d'ordne in casa giallorossa sarà quella di non guardare alla classifica: i 23 punti di distacco potrebbero far allentare la tensione e invece serve la solita partita senza cali. Basta guardare le quote degli allibratori che conoscono bene la serie B: uno si aspetterebbe quote molto sbilanciate ed invece scopre che la vittoria del Livorno è data a 3.25, il pari a 3,15 e la vittoria del Benevento è pagata a 2.30. Quote prudenti, come si addice alla B. Dunque massima concentrazione e nessuna distrazione.