Benevento, un coro senza voci stonate

Nella stagione dei record ogni giallorosso fa la sua parte con grande spirito di sacrificio

Benevento.  

Avete presente un coro? Tante voci che suonano all'unisono per farne ascoltare soltanto una. Non ci sono solo tenori, ma anche baritoni e bassi, eppure il canto è talmente bello che non si notano differenze. Ecco, il Benevento è così. Ci sono i tenori, ma anche altri tipi di voce: ognuno porta il suo contributo al coro e alla fine il risultato è sempre lo stesso, la vittoria.

Nella nostra cultura c'è sempre la ricerca di un colpevole nelle cose che non vanno bene o di un eroe che sia l'artefice dei successi. In realtà quando si parla di un gruppo i meriti vanno distribuiti equamente tra tutti i protagonisti, dal maestro all'ultimo corista.

Questo vale anche per una squadra di calcio. Una partita di questo sport è quanto di più fluido possa esistere: basta un passaggio sbagliato, un tiro che per pochi millimetri finisce sul palo invece di andare in rete, e tutto cambia. Si gioca una partita anziché un'altra.

Il Benevento ha qualità tecniche, fisiche e morali tali da portare dalla sua parte ogni episodio della gara. Nella quale ci sono fior di avversari, non certo squadre destinate ad essere comprimarie in questo campionato. E allora, una volta di più, ci accorgiamo che ciò che sta facendo la squadra di Pippo Inzaghi è qualcosa di straordinario, che rimarrà negli annali del campionato di serie B.

Si diceva che il tallone d'Achille di questa squadra potessero essere le partite in trasferta. E' evidente che anche questa lacuna (se tale era) è stata colmata: fuori casa la strega ha conquistato 5 vittorie, 3 pareggi e subito una sola sconfitta, ha colto 18 punti ed è chiaramente in testa anche nella classifica virtuale delle gare esterne (secondo il Cittadella con 14 punti).

A Verona, sul campo di un'avversaria dichiarata nella corsa alla serie A (giocatori come Giaccherini, Djordjevic, Vignato, Meggiorini non possono che far pensare al salto di categoria), il Benevento ha giocato col solito piglio delle grandi, affrontando qualche difficoltà in più del previsto. Un terreno di gioco brutto e il vantaggio repentino dell'avversario, poi un legno e un'occasione gettata al vento subito dopo essere passati in svantaggio. Eppure, testa in giù, la strega ha continuato a macinare il suo gioco ed ha ribaltato il risultato in appena 12 minuti. Prima con l'azione congegnata dai suoi due esterni bassi, Letizia e Maggio, poi col calcio d'angolo da maestro di Viola per l'elevazione da pallavolista di Alessandro Tuia. Nei primi venti minuti della ripresa avrebbe potuto fare un sol boccone dei clivensi, ma lì, come Inzaghi predica spesso, è mancato il colpo del ko. Poco male, perchè il calcio è fatto anche di sofferenza e il Benevento sa soffrire senza isterismi. E con una panchina sempre lucida, come in occasione dei cambi. Agostinelli, che commentava la gara per la Rai, ha detto che non si aspettava che il Benevento si mettesse a 5 dietro così presto, ma la spiegazione di Superpippo è stata più che con.. vincente. Maggio era stato ammonito e dalle sue parti aveva Giaccherini e Vignato che spesso lo puntavano, dunque affiancargli Antei è stata la mossa più giusta. Con un po' di cuore in gola è arrivata la tredicesima vittoria stagionale sulle 18 giocate, la sesta consecutiva, l'ottava nelle ultime nove. Numeri di un dominio assoluto e indiscutibile.