E chi se l'aspettava una fine d'anno così? Non possono venirci in aiuto neanche i ricordi, semplicemente perchè quello che si sta concretizzando è qualcosa di mai accaduto prima, qualcosa, come dice Inzaghi, che sarà ricordato per sempre nella storia della strega.
Superpippo si è ripreso le copertine, come quando vinceva scudetti, coppe dei campioni e mondiali. Ma lo ha fatto con leggerezza, senza mai apparire arrogante, sempre condividendo i successi con chi gli stava intorno. Il suo staff, i giocatori, il direttore, il presidente. Commenti mai sopra le righe, sempre intrisi d'umanità. La vittoria stratosferica sull'Ascoli avrebbe indotto chiunque a commenti trionfalistici, invece lui ha subito esternato l'amarezza per ciò che era accaduto ad Antei: “Un ragazzo sfortunato, uno dei tanti che nel nostro gruppo hanno perso tempo in campionati diversi dalla serie A. Purtroppo si è infortunato e dovrà fermarsi di nuovo. Ma noi l'aspetteremo”.
Straordinario nella sua semplicità. Del Benevento oggi parlano tutti, magari senza saperne molto. Pippo lo spiega con una frase: “Facciamo sembrare tutto facile”. E forse è proprio questo il segreto più grande della strega. Che illude gli avversari, fa credere loro che è possible batterla, ma poi li azzanna con avidità non appena provano a crederci. E' accaduto, giusto per non andare tanto lontano nel tempo, a Verona nel giorno di Santo Stefano, si è ripetuto domenica sera contro l'Ascoli. Sia il Chievo che i marchigiani sono squadre che puntano in alto ed entrambe hanno creduto di poter fare lo sgambetto alla capolista, salvo poi ritrovarsi alla fine con un pugno di mosche tra le mani.
A Inzaghi non piacciono i moduli, evita sempe di parlare di numeri. Lui sceglie prima i giocatori più in forma, poi gli cuce addosso il vestito adatto. L'assetto con i tre centrocampisti però sembra aver soppiantato quello iniziale (4-4-2), tanto da spingere il tecnico a utilizzare, nel giorno in cui ha scelto di dare un turno di riposo ad Hetemaj, persino Tello da interno. Lo dice spesso: “A questo punto potrei disporli in campo con qualsiasi modulo, otterrei sempre gli stessi risultati”. Si fida ciecamente dei suoi uomini, lo ha fatto sempre, sin da quando in estate gli affidarono questo gruppo: “Ho capito subito di che pasta fossero, ho sempre pensato che avessero perso tempo in categorie più modeste. Dovevano solo credere di più in se stessi”.
Ha fatto un bel lavoro di ricucitura insieme al suo staff, con l'aiuto indispensabile del presidente Vigorito e del direttore Foggia. Un lavoro paziente e certosino, iniziato nel lungo ritiro di Pinzolo e Moena. Un gruppo ancora segnato dalla sconfitta nei play off dell'anno precedente, ma corroborato dall'arrivo di uomini chiave: Sau, Kragl, Schiattarella, poi Hetemaj. Un pieno di personalità in una squadra che dal punto di vista tecnico non aveva nulla da invidiare alle altre. Una scelta ponderata, quella di non stravolgere il gruppo precedente, certi della bontà dei nuovi e della rigenerazione di calciatori che erano andati l'anno prima a cozzare contro la realtà ruvida della serie B. Christian Maggio su tutti, tornato a 38 anni quello che scavava solchi sulla corsia di destra nel Napoli e si meritava la chiamata costante in Nazionale. Ma anche i Montipò, i Tuia, i Tello reduci da un campionato in chiaroscuro e pronti a riprendersi un ruolo che, viste le loro capacità tecniche, tutti gli assegnavano.
Ora per una settimana si staccherà un po' la spina, un po' di vacanza farà bene a tutti. Anche se Inzaghi l'ha accolta con un po' di rammarico: “Mi stavo divertendo, ne avrei fatto a meno”. E' fatto così, il calcio è la sua vita, non riuscirebbe a concepirla diversamente: “Voglio trasmettere ai miei quello che ero io da calciatore. Non mi accontentavo mai: ho fatto tantissimi record, ma appena ne raggiungevo uno, già pensavo all'altro. Forse non mi sono goduto i successi appieno, magari a loro direi di goderseli un po' di più, non come facevo io che sono un po' “esaurito”. Hanno centrato tre record incredibili (i punti della Juventus 2006/07, del Sassuolo 2012/13, della difesa del Bologna 2007/08 – 9 gol subiti, ma 23 fatti), ma dico loro che non devono accontentarsi e gli auguro che sia solo l'inizio di una grande storia”.
