Dalla gioia al dramma il passo è piccolo come un insidioso microrganismo che incombe minaccioso sulle nostre vite. E' un momento di riflessione su tante problematiche, calcio compreso, la preoccupazione è insita in ognuno di noi. Ma c'è anche l'istinto di sopravvivenza che ci aiuta, che deve consentirci di rimanere lucidi in un momento in cui si fa presto a perdere la testa. Bisogna essere positivi. E lungimiranti. Pensare sin d'ora al “dopo”. Perchè a cadere in una catastrofe basta davvero poco.
Ha detto bene Pippo Inzaghi: “Il momento è grave, vogliamo che l'Italia ne esca il più presto possibile, per questo il calcio in questo momento va in secondo piano”. Già... in questo momento. Senza dimenticarci di stabilire delle regole per dopo. Il presidente Vigorito è stato ancora più diretto:“Oggi il bene prioritario è la salute pubblica, mauna volta ripristinate le condizioni ottimali bisogna giocare perché un eventuale annullamento del campionato comporterebbe per il calcio non dico la scomparsa ma quantomeno ritrovarsi in un baratro dal quale difficilmente tutti noi ci potremo rialzare”.
Naturalmente, la speranza di tutti è che grazie a queste nuove disposizioni (a cui tutti devono attenersi, senza appellarsi a quella furbizia tutta italiana, che in questo caso sarebbe l'esatto contrario...) il contagio si plachi e che la vita possa tornare a scorrere in tempi brevi come nelle abitudini di tutti. Ma quando non è possibile fare previsioni, bisogna studiare ogni cosa in maniera capillare, quantomeno per limitare i danni.
Ci atteniamo al calcio, evitando di fare una analisi socio economica di quello a cui si potrà andare incontro per questa emergenza coronavirus. La sospensione dei campionati è stata sacrosanta: non ha senso continuare a giocare con questo clima di paura ed incertezza. Ieri due giocatori del Cosenza (Bruccini e D'Orazio) si sono rifiutati di partecipare alla trasferta di Verona, benchè fossero entrambi convocati. Il Pescara, prima di scendere in campo al Vigorito, ha confessato di avere una decina di giocatori con la febbre: nessuno aveva fatto il tampone, quindi tutti in campo con la mascherina sul volto. Piccole manifestazioni di nervosismo, per lo più evitate dalla stragrande maggioranza dei giocatori. Ma quegli spalti vuoti sono stati una pugnalata al cuore. Inaccettabili.
Chi dovrà ratificare la sospensione (il Consiglio Federale) dovrà pensare anche a dettare delle regole, analizzando a largo spettro tutto quello che potrà accadere.
Sappiamo che non esiste nulla di simile nello Statuto Federale, per cui bisognerà scrivere norme nuove. Non bisogna aver paura di farlo, usando il buon senso che è il miglior alleato in casi come questo.
QUELLO SCUDETTO DEL 1915. Lo hanno ricordato un po' tutti. Quell'unico precedente risalente al campionato di serie A 1914-15. Centocinque anni fa. Il campionato fu interrotto il 23 maggio 1915, era domenica e si sarebbero dovute giocare Genoa-Torino e Milan-Inter, la stessa domenica l'Italia dichiarò guerra all'Impero Austro-Ungarico. A quel punto l'esito della competizione era ancora incerto, benchè al Genoa bastasse un sol punto per accedere alla finalissima nazionale. Una finalissima con la vincente del campionato del sud, considerata poco più che una formalità, visto il divario esistente tra le squadre del settentrione e quelle del meridione. Per altro i dirigenti della Figc erano convinti che il conflitto si sarebbe concluso vittoriosamente nel giro di poche settimane, invece, come tutti sanno, la Prima guerra mondiale si concluse addirittura il 4 novembre del 1918.
I pareri sull'assegnazione o meno di quel titolo furono i più disparati, ma subito alcuni giornali si schierarono per assegnare lo scudetto al Genoa che al momento della sospensione era in vetta alla classifica del girone finale del Nord. L'assegnazione da parte della Figc arrivò a guerra finita, nel 1920.
INCONTRARSI FRA 100 ANNI. E' passato un secolo e quell'assegnazione fa ancora discutere, benchè da 100 anni ormai faccia parte integrante del palmarès del Genoa. Era una situazione straordinaria, come lo è questa dei giorni nostri. Sono cambiate molte regole, soprattutto il seguito di questo sport, che è diventato parte integrante della vita quotidiana. Ci sono interessi enormi in ballo, ragione di più per usare il buon senso. Quello che nessuna modernità potrà mai cambiare.
