Intervistato dal Corriere dello Sport, il presidente Vigorito è tornato sull'ipotesi del blocco delle retrocessioni in serie A in caso di sospensione definitiva del campionato. Una eventualità, proposta da sedici società della massima serie, che penalizzerebbe il Benevento:
«L’unico criterio che riconosco è il merito sportivo, è la prova del campo. I nostri sforzi non solo economici, ma anche tecnici, hanno portato a un risultato che è davanti agli occhi di tutti, adesso sento parlare di blocco di retrocessioni e promozioni. Devo accettare che il Brescia resti in A con 16 punti e il Benevento in B con 69, due e mezzo a partita, quasi cento potenziali? Ma di cosa stiamo parlando? Il covid è vissuto da molti come una tragedia e da altri come un’opportunità, lo trovo inaccettabile. I presidenti che pensano di poter cancellare con un colpo di spugna gli errori commessi in sede di mercato o di gestione della stagione si sbagliano di grosso: il confine della sportività, del merito e del buonsenso non deve essere mai superato. Lei mi ha chiesto di anticipare le conseguenze. La accontento: nel caso in cui prevalessero gli interessi della lobby il Benevento uscirebbe dal calcio e i Vigorito se ne andrebbero. Fine di una realtà bella, sana e virtuosa. Ai particolarismi io mi oppongo per principio. Qui c’è qualcuno che vuole tenersi il menu e lasciare a noi dei panini al formaggio scaduto. Siamo nel calcio da tanti anni, siamo stati vittime di scandali calcistici, abbiamo subìto di tutto e siamo rimasti in silenzio. Ma a tutto c’è un limite.
Sono anche consigliere della lega di Serie B, che è il campionato degli italiani e fornisce alla A un gran numero di giocatori. Trovo assurdo che noi valiamo un solo voto e i Dilettanti sei. E non ne faccio una colpa a Sibilia. In B ci sono piazze importanti come Salerno, Benevento, Verona, Pescara, Perugia, Venezia. Fin dal primo giorno ci siamo mossi nel pieno rispetto delle esigenze governative e delle regole puntando unicamente alla ripresa del campionato. Balata in questo è stato categorico. Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché dovrei subire lo stesso destino di chi ha 40 punti meno di me. Nello sport come nella vita bisogna poter godere dei meriti conquistati e avere l’onestà di riconoscere i propri errori, senza ricorrere a mezzi e mezzucci per salvare la pelle. Non saprei neppure dirle se sono più amareggiato o arrabbiato».
