Crotone da archiviare: ora 6 partite da giocare alla grande

Sguardo rivolto al futuro con scenari diversi da quelli vecchi della rivalità con gli jonici

crotone da archiviare ora 6 partite da giocare alla grande
Benevento.  

Riapriamo e chiudiamo subito. Perchè sarebbe inconcepibile dedicare tre giorni alla promozione matematica in serie A, festeggiamenti annessi, e una settimana piena alla sconfitta di Crotone. 

Lo ribadiamo: a nessuno piace perdere, men che meno a chi, Superpippo in testa (basterebbe guardare qualche fotogramma del suo volto nel corso della partita...), ha stradominato il campionato e vinto dovunque. Ma ci sono momenti (pensatela come volete...) in cui le sconfitte sono più accettabili che in altri. E mandiamo al diavolo anche questa eterna rivalità coi pitagorici: nel calcio si vince e si perde, il Benevento contro di loro ha perso partite importanti nel passato (soprattutto in C2 e in C1: il futuro ha una dimensione diversa...) e su quelle non c'è più nulla da fare. Ma negli ultimi anni la strega si è presa anche qualche cosiddetta rivincita: il 3-2 in serie A, il 2-0 dell'andata di questo campionato con una formazione ancora più rabberciata di venerdì sera (Gyamfi centrale di difesa). Il fatto è che nessuna vittoria potrà mai cancellare quelle ferite vecchie, quelle rimarranno scritte negli almanacchi e forse sulla pelle di chi le ha vissute. Nè possiamo pretendere di vincerle tutte contro di loro da qui all'eternità per emendare quei vecchi peccati.

Diciamolo subito: il Crotone di Stroppa (abbastanza criticato in riva allo Jonio...) è una squadra fisica. Se sta bene sul piano atletico è difficile tenerle testa. Così come è impossibile marcare Simy se non si è al meglio. Il nigeriano è un gigante di un metro e 98 che gioca molto col corpo, si aiuta con le mani e sposta avversari come fuscelli: ha segnato il primo gol arrivando ad una quota in cui era quasi impossibie arrivasse qualcun altro, il secondo avanzando come un buldozer e lasciando a terra Volta, che proprio una mammoletta non è, il terzo, dopo il solito corpo a corpo con Volta e con un colpo che guardando bene è sembrato in fuorigioco. Questo non per sminuire la bravura del centravanti nigeriano, ma anche per sottolineare che una difesa giallorossa in condizioni fisiche migliori avrebbe potuto fare certamente meglio. E quando si hanno giocatori come il gigante di Lagos, è anche inutile parlare di tattica. Così come quando le gambe non rispondono più al cervello che cosa può contare il modulo o l'interpretazione della partita?

Della sfida dello Scida c'è una sola cosa da fare: archiviarla immediatamente. E come dice Inzaghi “Dobbiamo finire con onore una stagione meravigliosa. Abbiamo sei partite da fare alla grande”. Parole che, secondo noi, mettono la parola fine sulla sconfitta in riva allo Jonio.

La analogie col Liverpool. Non servono ad indorare la pilola, ma solo a far capire ai più intransigenti che il calcio è uguale dappertutto. E dopo aver vinto, anzi stravinto, un campionato, è comprensibile un momento di rilassamento. Così la sconfitta per 4 a 0 (annullato anche il quinto gol) dei “reds” di Klop sul campo della seconda in classifica, il Manchester City di Guardiola, sembra fare il paio perfettamente con il ko del Benevento allo Scida. Il Manchester City ha accolto il Liverpool campione con il famoso “pasillo”, l'applauso fatto passando tra due file di calciatori avversari, poi gli ha fatto 4 gol. E Klopp si è persino spazientito in sala stampa su una domanda di un giornalista inglese. Perchè perdere non piace a nessuno. Ma qualche volta si può anche accettare.