Un cuore diviso a metà, un po' come quello delle tifoserie di Benevento e Savoia che sono accomunate da una solida amicizia ventennale. Armando Fucci ha scritto la storia di queste due piazze attraverso tre storiche promozioni (due nel Sannio) che le hanno rilanciate nel calcio che conta. Sabato non sarà sui gradoni del Ciro Vigorito perché riveste il ruolo di preparatore atletico dell'Akragas, ma il cuore sarà proprio su quel campo che gli ha regalato tante gioie e anche spiacevoli amarezze:“Mi sarebbe molto piaciuto essere allo stadio, per poter riabbracciare vecchi amici e fare un tutto nel passato”.
Cosa ne pensa del campionato di Benevento e Savoia?
“Li seguo tutti e due per motivi di affetto. I giallorossi stanno lavorando molto bene. Sono una squadra costruita ottimamente in tutti i reparti e hanno le componenti necessarie per conquistare il sogno che inseguiamo da anni. Il Savoia, invece, dopo l'iniziale gestione drammatica ha subìto una svolta positiva con l'avvento della vecchia proprietà. Il segreto di quella piazza è la tifoseria, la quale è molto calorosa così come quella di Benevento. Può rivelarsi l'arma in più soprattutto nelle gare casalinghe e l'importante vittoria ottenuta contro la Vigor Lamezia lo testimonia”.
Come prevede il derby di sabato?
“Benevento è casa mia, sono giallorosso nel cuore. Il Savoia mi ha adottato e sarò sempre grato alla piazza di Torre Annunziata. Della sfida del Vigorito mi aspetto una vittoria giallorossa perché è la squadra più forte. Non ci sono attenuanti che reggono. Per il resto sugli spalti ci sarà uno spettacolo fantastico. Il gemellaggio è una cosa molto bella. Ricordo, nel corso della mia esperienza nel Sannio, i continui cori della Curva Sud inneggianti il Savoia e la costante presenza al Giraud e anche in trasferta degli ultras sanniti. Quando vedevo le bandiere giallorosse tra quelle oplontine provavo una forte emozione. Sono felice di aver contribuito a far tornare tra i professionisti dopo tanti anni una nostra gemellata".
Come dovrà gestire il Benevento la seconda metà del campionato sotto il punto di vista fisico?
“Premetto che se i giallorossi sono riusciti a conquistare tutti questi punti vuol dire che c'è stata una gestione oculata da parte dello staff tecnico e del mister. Fino a qualche tempo fa pensavamo che questo lavoro fosse settoriale, ma non è affatto così. L'evoluzione dice che bisogna interagire come un sol uomo. Al giorno d'oggi bisogna gestire le gare settimana dopo settimana e non come in passato quando si effettuava un lavoro che andava a interessare un ciclo di quattro partite. Gli ultimi studi hanno indotto tutti a lavorare settimanalmente. La programmazione comincia il martedì e finisce dopo la partita, per poi ricominciare con la gara successiva. Questo è uno sport dove la fantasia e l'estro devono sempre avere la meglio e preparare una squadra come se si riempisse una bottiglia nell'attesa che vada a riserva è sbagliato. Questo è un mio pensiero. Per quanto riguarda il Benevento non mi permetto di entrare nel merito. Lo staff di Brini ha dimostrato ampiamente che sa lavorare nel migliore dei modi”.
Con l'Akragas si è aperta una lotta per il primato con un'altra sannita: il Torrecuso.
“E' un campionato avvincente. Ci sono cinque squadre che possono vincerlo senza problemi. Il Torrecuso è al comando dalla prima giornata e questo testimonia come la società abbia lavorato bene, unitamente a calciatori di livello e un tecnico professionista con il quale ho avuto la fortuna di lavorare”.
Ivan Calabrese
