Le "torture" di don Gaetano

Un pomeriggio che Auteri ha dedicato prima alla tattica, poi ad un duro lavoro atletico

Benevento.  

Il pomeriggio è quasi tutto dedicato alla tattica. Almeno in avvio. D’altro canto il mago di Floridia ci tiene a mandare in campo una squadra che sappia cosa fare, che imponga sempre il suo gioco e lo faccia con grande velocità e varietà di soluzioni. Ci si dispone su tutta l’estensione del campo con dei punti di riferimento che sono gli stessi giocatori: si provano soluzioni offensive e difensive. Nulla deve essere lasciato al caso, tutti devono sapere cosa fare ancor prima che parta l’azione. Si costruisce in velocità, si difende con intensità. Sembra di assistere ad un’esercitazione di basket: ogni soluzione ha il nome di un giocatore, quando Auteri lo chiama bisogna fare tutti quel movimento. Non fosse un esercizio che non prevede la presenza di un avversario, ci sarebbe già di che lustrarsi gli occhi. Movimenti semplici, ripetuti in agilità. Il gioco allargato sulle fasce laterali dopo i movimenti incrociati dei centrocampisti centrali. Lo fanno tutti abbastanza bene, anche se c’è qualche giocatore che assimila prima e qualche altro che ha bisogno di spiegazioni più elaborate.

Un’aggiustatina ai cardiofrequenzimetri e il pomeriggio cambia scenario. Si passa dalla tattica esasperata al lavoro fisico. Ripetute da centro metri per cinque minuti sul dritto divisi in due fasi. Si ferma Cruciani, ha un risentimento ad un ginocchio e Auteri gli risparmia un’ulteriore fatica. Per lui seconda parte del pomeriggio in piscina. Si ferma anche Doninelli, per lui una bella razione di ghiaccio al tendine, lievemente infiammato per un colpo. Gli altri continuano, tirando il fiato quando si può. Ma Auteri non dà tregua a nessuno. Una parola di conforto e un incitamento: “Campagnacci che c’è? Bianco non mollare un centimetro”. Ma se vede che non si gira ai tempi prestabiliti sono urlatacce: “E’ lento, è lento, alziamo il ritmo”. Poi alla fine di una corsa dà pure i tempi: “1’26 Marano, 1’24 Marotta”, lo stimolo per fare ancora meglio alla prossima ripetuta. Ci si mette anche Cassia, attento secondo dello “special one”: “Diamoci sotto Porcaro, dai Mara”.

Ripetute infinite, ai limiti delle forze umane. Eppure alla fine don Gaetano se ne esce con una frase ad effetto: “Guardate che andate molto meglio rispetto a ieri”. Qualcuno può non essersene accorto, annebbiato dalla fatica. Ma Auteri sembra soddisfatto e anche i giocatori escono dal campo scambiando battute salaci con il diesse Di Somma. Il buonumore è la ricetta migliore per dimenticarsi delle fatica. E c'è una ulteriore buona notizia: Caronte ha dato una giornata di tregua, o come dicono da queste parti, ha gli occhi meno iniettati di brace. E allora col ponentino romano la fatica si sente di meno.

Franco Santo