Lasciarsi alle spalle qualcosa di poco lieto è sempre la cosa più difficile per ogni essere umano. Ma quando si parla di sport diventa poco più che routine: si dimentica più in fretta quando il prossimo impegno è dietro l'angolo. E il Benevento tra quattro giorni ha un ospite particolare, un avversario noto e scomodo, il Frosinone. E dunque al passato, recentissimo, val la pena di pensarci solo in termini di insegnamento. Fare tesoro di quello che non ha funzionato e cercare di fare in modo che contro i ciociari tutto migliori. Rapidamente.
Caserta sta lavorando ai meccanismi di questa squadra ormai da tre mesi, ma non riesce ancora a trovare quella fisionomia duratura che consenta di andare avanti, semmai intervenendo strada facendo solo su piccoli dettagli. Anche i due moduli andati in scena, il 4-2-3-1 e il 4-3-3 sembrano avere sempre il crisma della precarietà. Se ne vara uno, ma non si manda in soffitta l'altro. Certo, le differenze non sono abissali, e come dice il tecnico, spesso si può cambiare in corsa anche con gli stessi giocatori che sono in campo. Ma forse è arrivato il momento di dare maggiori certezze anche alla squadra.
A volte alcune mosse vengono dettate dal momento di condizione di qualche giocatore. Gioca chi sta meglio. E magari chi ha la condizione migliore in quel momento ha le caratteristiche per un assetto anziché per un altro.
Risposte che solo Caserta può dare, lui ha per tutta la settimana davanti agli occhi i giocatori e sa quanto possa chiedere a ciascuno di loro.
L'allenatore giallorosso disse tempo fa che aveva scelto il 4-3-3 come suo modulo di riferimento perchè è quello con cui si copre meglio il campo. Fermo restando che non c'è un modulo che faccia vincere una squadra, l'armonicità di questo assetto sembra effettivamente superiore all'altro utilizzato. Anche l'esperimento del doppio regista davanti alla difesa potrebbe per qualche tempo essere accantonato, meglio forse avere tre centrocampisti schierati sulla largezza del terreno di gioco che abbiano caratteristiche differenti fra di loro. Così come i tre davanti che non possono essere tre attaccanti “tout court”, ma si può ovviare con un esterno che sappia aggredire lo spazio, andare sul fondo e crossare e una punta esterna che riesca ad accentrarsi e a dare man forte all'attaccante centrale. Questa è nient'altro che la descrizione del 4-3-3 messo in scena da Caserta a Castellammare e a Perugia.
E' legittimo che si provi ogni possibile soluzione, così come è giusto che se ne attenda una definitiva gunti alla dodicesima giornata. Per carità, il campionato è ancora tutto da decifrare e l'ammucchiata nelle prime posizioni che vede 12 squadre racchiuse in sei punti è davvero da perderci la testa. Ma anche l'incertezza della classifica non durerà in eterno ed è la ragione per cui c'è bisogno di gettare il cuore oltre l'ostacolo e scoprire definitivamente la propria identità. “Hic et nunc”, come dicevano i latini.
