Il giorno della B ha le sfumature marcate del giallo e del rosso. Il sole bacia le curve dolci della Dormiente e sembra sorridere ad un giorno di gala atteso da tre anni.
Il “dì di festa” ha tanti volti, quello rigato di lacrime di Floro Flores che si scioglie in un umanissimo pianto, quello sempre determinato e arguto del presidente Vigorito che ha una carezza per tutti ma dedica giustamente a se stesso questa fantastica vittoria. La sua frase ad affetto deve far riflettere tutti: “Io ero quello che doveva andar via, invece ho vinto”. Il trionfo della determinazione e della resilienza.
E quello di Marcello Carli, che soffre senza clamori, ma lavora perchè ogni tassello vada al suo posto.
Oreste Vigorito ha vinto ancora, per la quinta volta in 20 anni, fatte salve tutte le finali e le semifinali play off perse per un'inezia. La strega da un ventennio partecipa non solo per il gusto di farlo, ma per essere protagonista, si è regalata i massimi palcoscenici, serie A e serie B, ha indossato un abito che prima le era sconosciuto. Ora è persino troppo facile riconoscere i meriti di un uomo che ama il calcio e Benevento come se vi fosse nato.
Risolutezza feroce e intuizioni geniali: rivoltare la squadra dello scorso anno come un guanto, chiamandole semplicemente “misure severe” adottate in una società dove sembra che tutto sia sempre lecito, ma così non è. La scelta dei giocatori giusti, dell'allenatore giovane che aveva giocato in A, ma da tecnico aveva guidato solo i giovani. Aveva detto che sarebbero serviti tre anni per risalire e ispirato dalle streghe del noce sannita ha pure azzeccato la previsione giusta. I meriti di Floro Flores sono sotto gli occhi di tutti, il ragazzo del Rione Traiano è sembrato subito un predestinato.
Ha inquadrato rapidamente la situazione, l'ha fatta sua, è diventato un fratello maggiore per i giocatori ed ha perfezionato un sistema di gioco che aveva già le sue peculiarità, ma forse andava minuziosamente ritoccato.
Le lacrime finali, affermare che questa fosse la gioia più grande della sua vita calcistica in cui non aveva mai vinto nulla, lo avvicinano ancora di più alla gente.
La vittoria finale ne fa subito un gigante in grado di lasciare il segno. Balzare su quella vecchia scopa e volare sempre più in alto nel firmamento del calcio.
