Floro Flores sulla crisi del calcio italiano: "Il problema nasce nei vivai"

Il tecnico giallorosso: "Abolirei il 3-5-2. Ai ragazzi deve essere concesso di sbagliare"

floro flores sulla crisi del calcio italiano il problema nasce nei vivai
Benevento.  

Nel corso di Ottogol, Antonio Floro Flores ha analizzato le ragioni che hanno portato alla crisi del calcio italiano. Un argomento che sta particolarmente a cuore al tecnico giallorosso, che tra l'altro conosce molto bene i contesti giovanili: "Sono pochi gli allenatori davvero proiettati all’attacco: ormai quasi tutti adottano il 3-5-2. Questo sistema finisce per limitare la crescita dei calciatori, perché è un modulo molto diverso dagli altri e spesso troppo rigido. Gli unici esempi di 3-5-2 offensivo che ho visto sono quello di Simone Inzaghi e quello di Antonio Conte ai tempi della Juventus. Anche nel settore giovanile questo modulo è abusato, ma andrebbe abolito: è folle far giocare le squadre del vivaio con il 3-5-2. È un problema serio, perché la cultura calcistica nasce proprio dal vivaio, e oggi in Italia questo aspetto sta venendo meno. Il giocatore deve essere costruito: bisogna insegnargli a crescere, a stare in campo e anche a vincere. Ma da bambino deve prima di tutto divertirsi, con la consapevolezza che vincere aiuta a crescere, senza che diventi un’ossessione. Il calcio deve restare un piacere".

"Bisogna investire sulla formazione degli allenatori"

"L'anno scorso, in finale under 17, mi è capitato di perdere contro la Ternana, una squadra che contro di noi non ha giocato a calcio, ma ha comunque vinto. Questo riflette un problema più ampio: oggi, anche nel settore giovanile, c’è addirittura il rischio di essere esonerati. Come si può lavorare in queste condizioni? Nel vivaio bisogna permettere ai ragazzi di sbagliare. Io li ho messi in discussione quando avevano paura di giocare, perché serve personalità. Il calcio è come un treno: o lo prendi al volo, o ti travolge. I giovani devono avere il coraggio di sbagliare, ma anche essere guidati e formati. Oggi ci si lamenta che non nascono più giocatori come Totti o Del Piero, ma negli stage si guarda quasi solo al fisico. Così il calcio perde qualità. Perché in paesi come la Spagna o la Norvegia non succede? In Italia oggi manca il calciatore che punta l’uomo. Quando un esterno riceve palla, spesso l’allenatore gli chiede di non rischiare per gestire il risultato, ma è un errore. Io questi concetti li ho portati anche in prima squadra: un giocatore come Lamesta deve puntare l’uomo, altrimenti come si valorizzano le sue caratteristiche? All’estero si investe molto nella formazione degli allenatori del settore giovanile, ed è qui che nasce la differenza. Io mi considero fortunato perché non faccio questo lavoro per lo stipendio, ma chi lo fa deve avere una vera vocazione: deve essere quasi ossessionato dal far crescere i ragazzi. Oggi, purtroppo, mancano allenatori capaci di insegnare ai giovani non solo a giocare, ma anche a stare al mondo".