"In questa stronza di vita tutto può succedere!” Diceva un irraggiungibile Toni Servillo ne ‘L’uomo in più’ di Paolo Sorrentino. E questa cosa qui l’avevano pensata anche due fratelli, ormai tanto tempo fa, quando iniziarono il loro viaggio tra vento e pallone, tra traiettorie che non sempre vanno a finire dove vogliamo, ma in fondo chi se ne frega, quello che conta è metterci il cuore. Il Benevento è tornato in Serie B, si è riscoperto più forte, prezioso al punto delle lacrime. L’ha fatto per un motivo molto semplice, quello che il presidente Oreste Vigorito ha confessato, alla soglia delle lacrime, mentre cercava di mettere ordine tra i pensieri.
Oreste Vigorito correva sul prato verde, come fanno gli uomini liberi. Accanto ai suoi passi, c’erano orme invisibili, in un percorso che è una specie di mantra, un viaggio a ritroso nel tempo, una caverna dei ricordi tenuta calda da un amore a prova di glaciazioni. Prima una curva, poi l’altra, poi la tribuna che è un inchino al compagno di sempre, di giochi, di merende, di sogni, di trepidanti attese, di imprese apparentemente improbabili, di viaggi ai confini del mondo ad inventarsi la vita.
Quando teneva la sua medaglia tra le mani, quella consegnatagli dal presidente della Lega Pro Matteo Marani, Oreste Vigorito sapeva bene che la premiazione non era ancora completa. Mancava l’ultimo collo da adornare con quel vessillo, l’Uomo in più che lo accompagna da quando ha messo piede su questa terra. La medaglia voleva consegnarla a suo fratello Ciro, il motore immobile di un uomo dalle forze misteriose, dall’entusiasmo che travolgerebbe anche il più cinico dei fortini.
Con la sua maglietta rossa, non era più Oreste Vigorito. No. Era Superman, che volava verso l’alto, verso un cielo mai così vicino, verso Ciro che dall’alto, lo accoglieva, con l’aria beffarda di chi ha sempre saputo cogliere l’ironia della vita e dell’esistenza. Mentre spiccava il suo volo, mentre andava a consegnare di persona quella medaglia, il presidente del Benevento riaccendeva la grande fiamma della vita, il braciere mai domo di un legame che dimostra, agli sciocchi che non sanno prestare davvero attenzione, quanto l’essenziale possa essere invisibile agli occhi.
Ricordiamocelo tutti, quando saremo tristi. Quando penseremo che le cose belle non succedono più. "In questa stronza di vita tutto può succedere!”. Soprattutto per chi ha la fortuna di giocarsi le partite con L’Uomo in più. Ciro e Oreste, Oreste e Ciro. Che in fondo sono la stessa persona. Una cosa sola. Sempre e dovunque. Ancora e comunque. Fino al prossimo sogno, fino alla stella che gli passeggia sulla testa e li fa trovare sempre nello stesso punto. L’appuntamento è sul prato verde del Vigorito. Ci si vede alla prossima corsa. Il calcio è una cosa meravigliosa. Come la vita.
