Dai duemila di Salerno ai centotrenta di ieri a Lamezia il passo è breve. Non occorre di certo fare articoli di elogio a chi fa tutto per passione, lo rifiuterebbero prontamente. Occorre considerare tutto il resto. Dopo anni di mancate vittorie c’è chi molla la corda, chi guarda la propria squadra con il giusto occhio o chi, come loro, la amano a tal punto da seguirla ovunque nonostante dirette streaming e quant’altro. Sembra che con lo sgonfiarsi del grande entusiasmo antecedente alla sfida di Salerno sia tornato tutto alla normalità, con i soliti ultras sugli spalti e i consueti festeggiamenti al termine dell’ennesima vittoria lontano dalle mura amiche. Gli stessi nel corso della settimana hanno rinnovato la massima fiducia ai calciatori attraverso un messaggio privato forte e sentito, a dispetto di qualche sporadico fischio piovuto al termine del brutto pareggio contro l’Aversa Normanna. Indubbiamente i calciatori nel vederli lì, assiepati in quel settore a Lamezia, non si sono sentiti soli e hanno portato a casa tre punti molto importanti per la lotta al primato. Ieri non ha solo vinto la squadra ma anche quei centotrenta che hanno cantato dal primo al novantesimo come se fossero in duemila. Se il Benevento sta vivendo una delle stagioni più esaltanti della sua storia è anche merito loro che da anni non hanno mai fatto mancare la propria voce, nonostante i tanti sacrifici soprattutto economici. In base all'esempio dei centotrenta occorre "ripartire" già dalla prossima partita, in modo tale che quel numero (sia in casa che fuori) aumenti sempre di più. Con il giusto equilibrio e con la passione di sempre si può andare lontano anche sotto questo aspetto. Per il resto onore a loro.
Ivan Calabrese
