L’allenatore con la valigetta. Figura creata un po’ di tempo fa. Si torna sul discorso dopo l’esplosione del caso Atletico Benevento con un’allusione, neanche tanto celata, sulla ricerca di sponsor da parte di mister Viglione per dare una mano alla società. Ci può stare, forse è il segno dei tempi che cambiano. Ma davvero nel calcio attuale, specie quello dilettantistico, non conta più avere un curriculum pesante? Campionati vinti che servono solo come racconto per i nipotini? E’ proprio vero, è così, è il segno dei tempi che cambiano, della crisi imperante, ma la sensazione è che molte società stiano cavalcando la parola crisi per coprirsi dietro allenatori capaci di fare i manager piuttosto che insegnare il fuorigioco ai propri atleti. Una considerazione che apre a una ben più più grave. Ci si può svegliare la mattina, contattare una società e proporre una cifra per potersi prendere una panchina. La risposta, novanta casi su cento, sarà positiva. In nome della crisi, in nome di una volontà di non investire, in nome di una possibilità di rimetterci il minimo indispensabile in caso di fallimento del progetto. E allora, se questa è la strada intrapresa, conviene riflettere. Inutile impegnarsi a vincere campionati, inutile studiare e aggiornarsi, alla fine, stando a quella che è diventata la denuncia più in voga, basterà fare un giro, racimolare uina cifra e vedere quale società è pronta ad aprire le porte e accogliere il nuovo tecnico. E non conta se non allena da anni o se negli ultimi periodi sono più gli esoneri o le retrocessioni accumulate piuttosto che i trofei. Conta capire quanto sia gonfia questa valigetta. E allora serve riflettere per capire, allo stato attuale quanti siano gli allenatori giunti al successo per meriti personali e quanti per potenza economica. Questo articolo non vuole essere una denuncia, o un dito puntato verso qualcuno in particolare, ma solo un sasso lanciato nello stagno, il rendere nota una voce che è partita dallo stesso ambiente sportivo. Quella che era solo una piccola lamentela di qualche anno fa del singolo e che adesso sembra essere diventato più invasivo del successo dell’estate.
Fabio Tarallo
