«Egregio Direttore, dicono i Commissari “La Campania è ospedalocentrica”. Siamo d'accordo ma cosa è cambiato dal 2009, quando iniziò il commissariamento della sanità campana da parte del governo?». E' questo l'incipit della lettera aperta sottoscritta da tutti i Direttori Generali delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere della Campania. Un documento rivolto agli organi di stampa per dfendere il proprio operato e mettere alla berlina la gestione commissariale. A sottoscrivere il documento Elia Abbondante, Direttore Generale ASL Napoli 1 Centro, Antonio d’Amore, Direttore Generale ASL Napoli 2 Nord; Antonietta Costantino, Direttore Generale ASL Napoli 3 Sud; Mario de Biasio, Direttore Generale ASL Caserta; Maria Morgante, Direttore Generale ASL Avellino; Antonio Giordano, Direttore Generale ASL Salerno; Franklin Picker, Direttore Generale ASL Benevento; Ciro Verdoliva, Direttore Generale AO Cardarelli; Giuseppe Longo, Direttore Generale AO Ospedali dei Colli; Anna Maria Minicucci, Direttore Generale AO Santobono Pausilipon; Attilio Bianchi, Direttore Generale IRCSS Fondazione G. Pascale; Angelo Percopo, Direttore Generale AO Giuseppe Moscati; Nicola Cantone, Direttore Generale AO Ruggi d’Aragona; Vincenzo Viggiani, Direttore Generale Policlinico Federico II; Maurizio di Mauro, Direttore Generale Policlinico Luigi Vanvitelli; Renato Pizzuti, Direttore Generale dell'AO G. RUMMO
«Spesso ci hanno additato gli esempi delle regioni virtuose, come se non fossimo passati anche noi per qualche aula in Bocconi o non avessimo vissuto esperienze nelle regioni "virtuose" - si legge nella lettera - Gli otto anni di commissariamento hanno generato solo una riduzione di 15.000 (quindicimila!!) professionisti nel nostro sistema Sanitario Regionale, portandoci così facilmente ad una virtuosità finanziaria che ha causato un drastico calo della capacità di assistere i cittadini. Quello ottenuto è stato un puro "lifting" finanziario, realizzato a scapito della salute di milioni di campani. In questi anni, infatti, non si è mai intervenuti sui reali meccanismi di formazione della spesa.
«Eppure al vertice della Sanità Campana, da otto anni, si sono succeduti super-esperti nominati direttamente dal Ministero della Salute e dal Ministero dell’Economica. Tant’è che la programmazione dal 2009 si fa producendo un valzer di piani ospedalieri e territoriali. Tutti inapplicati perché inapplicabili e nessuno realmente realizzato confrontandosi quotidianamente e concretamente con l’organizzazione della sanità regionale. Le prove di ciò sono nei fatti. In ciascuna delle nostre Azienda Sanitarie e Ospedaliere, dopo anni di commissariamento, ci siamo ritrovati con specialisti ambulatoriali chiamati a eseguire interventi di alta specialità, infermieri costretti a fare il lavoro degli inesistenti Operatori Socio Sanitari e un’età media dei professionisti tra le più alte d’Italia».
Aspre critiche anche al nuovo piano ospedaliero, quello per il 2016-2018 varato con Decreto Commissariale a maggio del 2016: «Prevede la realizzazione in un anno e mezzo di interventi edilizi che - tra l'altro - dovrebbero garantire l’entrata in operatività di padiglioni da oltre 100 posti letto anche in aree dove non c’è la possibilità di costruire neppure una tettoia. Neanche le regioni più virtuose d’Italia potrebbero riuscire in quest’impresa. Il risultato è che la Campania continua ad avere l'indice di posti letto ospedalieri per abitante più basso in Italia. Altrettanto vale per il piano territoriale 2016-2018, varato a settembre 2016 e da realizzarsi entro il 31 dicembre 2018. In questo caso si parla di Case della Salute, Unità complesse di Cure Primarie, Continuità assistenziale pediatrica, senza che vi sia la valutazione di quali risorse economiche, professionali e strutturali siano necessarie».
Sul fronte amministrativo va ancora peggio, secondo i Direttori Generali: «Abbiamo trovato gare sospese, appalti in proroga da decine di anni, figure contrattuali inesistenti che si perpetuano da un decennio, centri privati che lavorano tra continue incertezze normative. In questo quadro, meno di sei mesi fa il Presidente De Luca si è assunto la diretta responsabilità di nominare nuovi Direttori Generali, mettendo fine alla lunga stagione dei commissari che ha interessato anche le singole aziende sanitarie e ospedaliere. Anche in questo caso gli effetti di questo lungo intermezzo di gestione ordinaria sono stati devastanti».
«Ora i Commissari sostengono che la colpa di ciò sia nella mancata applicazione di taumaturgici decreti da parte della "Regione" e quindi, in buona parte, dai Direttori Generali. - prosegue il comunicato congiunto dei manager ospedalieri - Forse qualcuno dimentica che, nelle regioni "virtuose" i decreti non sono esercizi tipografici calati da segrete stanze senza consultare le direzioni generali sulle specificità dei territori. Il piano territoriale, ad esempio, di recente pubblicazione, non ha visto la partecipazione di nessun direttore di azienda sanitaria locale. La sanità non ha bisogno di forbiti burocrati, ma di indirizzi politici e di management. Ed è questa la linea del Presidente De Luca. Non è mai successo prima che un Governatore fosse tanto coinvolto dalle problematiche e dagli accadimenti in sanità. Ci incontriamo con cadenza al massimo bisettimanale per verificare senza sconti tutti gli accadimenti aziendali: dai profili economici, alla griglia LEA, ai livelli organizzativi, alle liste di attesa, al personale, alle apparecchiature. Analisi puntuali, precise e puntigliose che, siamo certi, alle prossime verifiche daranno risultati in controtendenza». «Perché, è utile ricordarlo, i parametri in cui la Regione Campania risulta non performante sono tutti riferibili a prima del nostro insediamento: nelle organizzazioni complesse l'inerzia degli effetti di quello che si fa, o che non si fa, si scarica nel lungo periodo, e la relativa analisi pertanto non si presta a fotografie che non incorporano il fattore tempo. Non tenerne conto, è segno di inadeguatezza o di sterile strumentalizzazione o, peggio, di scarica barile».
«Noi siamo consapevoli delle nostre responsabilità e le assumiamo ogni giorno, mettendoci il cuore, il cervello, e la faccia . concludono i Direttori Generali - Così come il Presidente. Ci piacerebbe, che invece di pontificare su improbabili encicliche, così facessero tutti calandosi nella trincea del mondo reale, della sofferenza e dell’assistenza».
