I volti di Napoli, tra folle di turisti e abbandono più totale

Le tirate del lunedì del sindaco de Magistris rappresentano sempre il lato buono

Napoli.  

 

di Claudio Mazzone

Napoli è la città della crescita vertiginosa dei flussi turistici ma è anche quella delle stese, è la città dell’arte ma anche quella dell’abbandono e dell’incuria, è il set delle fiction italiane che mostrano bellezze e scorci incantati ma allo stesso tempo fa da sfondo alla serie tv più violenta e scura della televisione italiana. 

“Napoli distrugge e crea" rappavano fieri nei primi anni ‘90 gli mc de La Famiglia, tra i primi gruppi hip hop nati a Napoli e capaci di mescolare con naturalezza i nuovi suoni che arrivavano da lontano con la musicalità del dialetto partenopeo. 

Napoli è da sempre una città che distrugge e crea, un luogo capace di far convivere realtà opposte, bellezza e orrore, violenza e affetto, splendore e buio, cultura e ignoranza, socialità e solitudine, miseria e nobiltà. Napoli è la città dove un salumiere viene stroncato da un infarto mentre prova a difendere la sua attività dall’ennesimo atto predatorio, dove, proprio nei vicoli del presepe, si spara e si fanno esplodere bombe carta, dove alcune strade come Salita San Raffaele sono ancora vittime dei rifiuti abbandonati, dove la galleria pericolante che costò la vita ad un ragazzo di appena 14 anni nel 2014 oggi è ancora pericolante.

È la città di un sindaco che ogni lunedì con il suo profilo Facebook lancia, come una preghiera laica, un appello alla sua “rivoluzione” facendo sempre appello all’amore e al legame tra Napoli ed il suo popolo. È la città governata da chi ha la convinzione che  “Ciò che batte e vibra nei nostri luoghi e che provoca diffusa felicità non sarà mai percepito dalle statistiche, perché non sono parametri comprensibili per chi misura il benessere solo con il metro del paradigma liberista” come a giustificare così le performance sempre più disastrose che vengono misurate in città.

Eppure mentre il sindaco descrive Napoli come un presepe da difendere, come un luogo di rivoluzione e di “identità e rivoluzione”, la città resta allo sbando e vede aumentare l’influenza dei poteri criminali, costringe i giovani a fuggire e guarda inerme alle occasioni perse in questi anni.

È la città che si sente ripetere “Nascere a Napoli è un privilegio, viverci un atto d’amore, lottare per difenderla è ricambiare in qualche modo il dono che si è ricevuto per essere nato in questa Terra”, mentre invece chi ci vive vorrebbe farlo non per atto d’amore ma per piacere e per godere delle nostre bellezze attraverso livelli di servizi e di sicurezza decenti. I napoletani non hanno bisogno di una città da difendere da un assedio immaginario, ma di una città da vivere senza dover far fronte alle mille difficoltà con le quali devono confrontarsi quotidianamente. 

Per fortuna Napoli non ha bisogno di nessun capopopolo per essere difesa, lo ha sempre fatto da sola, abituatasi, nei secoli, a non essere governata, si regge autonomamente, grazie alla sua bellezza, alla sua storia e al suo popolo che per cultura vive bene anche senza sovrastrutture, non per niente il padre dell’anarchia, Michail Bakunin, si innamorò della città, ci visse e ci tirò su famiglia.

Napoli, con la fierezza di una sirena, resta lontana dalla polemiche e resiste con dignità da signora, come ha fatto per secoli. Ha resistito agli scherzi del Vesuvio, ha resistito ai re, ai tiranni, al fascismo, ai tedeschi, alle bombe americane, alle giunte democristiane, alle speculazioni edilizie, ai vari tentativi di industrializzazione e ai sindaci incapaci. Ha resistito alla camorra, ha resistito alle sconfitte, ai luoghi comuni, ai cliché che la vogliono sudicio inferno per demoniaci abitanti o meraviglioso mondo che vive di ingegno e di creatività soprannaturali nel quale tutti ridono e sono felici. 

Napoli resiste nella sua bellezza, nella sua capacità di essere tutto e il contrario di tutto, resiste al tentativo di chi prova a vendersi un modello inesistente e a sfruttare le sue sofferenze per recuperare consenso. 

Napoli distrugge e crea aldilà delle descrizioni strumentali che ognuno prova a fare della sua umanità.