Ricerca, le voci della protesta: "Non siamo costo inutile"

Il flash mob contro la Finanziaria per difendere il Cnr di Napoli

Napoli.  

Una forma di protesta diversa che non blocca la città ma che lancia un grido d’allarme che le istituzioni non possono permettersi di non ascoltare, quella messa in campo questa mattina dai dipendenti e ricercatori del Cnr di Napoli. 

Al centro della protesta c’è un appello che i ricercatori fanno al governo affinché modifichi la finanziaria prima di approvarla in senato per garantire almeno la copertura delle spese correnti del Cnr infatti servono 89 milioni di euro all’anno, dopo una precedente protesta fu approvato un emendamento della Camera del Deputati ne prevede lo stanziamento di soli 30 per tre anni. Quell’emendamento, all’inizio vissuto come un primo risultato positivo della protesta della rete scientifica, oggi resta ancora insufficiente. 

I conti dunque non tornano e quindi sono a rischio i fondi dei progetti di ricerca che a questo punto potrebbero addirittura essere dirottati sulla copertura delle spese correnti. Si rischia dunque di spegnere la ricerca. Nei giorni scorsi i 100 direttori degli istituti del Cnr avevano lanciato un manifesto indirizzato al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca al quale hanno aderito in pochissimi giorni più di 4000 persone e nel quale sottolineano l’insostenibilità  della situazione. 

Per questo stamattina sono scesi in strada a protestare davanti all’Area di Ricerca de CNR Na/1 un centinaio di ricercatori in camice bianco che hanno bloccato via Pietro Castellino, facendo procedere le macchine a singhiozzo. I ricercatori hanno trovato il favore e l’appoggio degli automobilisti ai quali, con un cartello ironico e coinvolgente, chiedevano un clacson per la ricerca. 

I volti sono quelli tipici della ricerca di uomini e donne che hanno alle spalle anni di formazione, che lavorano a progetti fondamentali e che negli anni però si sono visti reclusi in un ruolo sociale ed economico indegno. 

“Non è possibile che nel nostro Paese la ricerca sia ancora vista come un costo inutile e non come l’unico investimento che permetta di garantire la crescita, quella vera” dice con la voce tra la rabbia e la rassegnazione Valentina 35 anni ricercatrice che sviluppa modelli matematici.

“La ricerca è l’unico strumento serio e concreto attraverso cui assicurare un futuro migliore, renderla precaria è gravissimo, farla spegnere è inaccettabile per tutti” dice Mario anche lui un ricercatore, precario e che a 43 anni non riesce ancora a mettere su famiglia. 

“Oggi manifestiamo per non far spegnere la ricerca”, dice Alessandra, “stiamo lottando affinché il governo assicuri la copertura almeno delle spese di mantenimento degli Istituti, non parliamo neanche di finanziare la ricerca”. 

Nei giorni scorsi, i 100 direttori degli istituti del CNR avevano lanciato un manifesto indirizzato al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca al quale hanno aderito in pochissimi giorni più di 4000 persone e nel quale sottolineano l’insostenibilità  della situazione. 

La protesta viene condivisa dai passanti e dagli automobilisti che strombazzano il clacson sorridendo e dando solidarietà. Dietro le facce pulite dei ricercatori in camice del Cnr, dietro i loro cartelli ironici e conviviali, dietro i loro fischietti c’è la nuova realtà economica e sociale di oggi, fatta di giovani ed ex-giovani molto formati, per i quali intere famiglie hanno fatto sacrifici e ai quali spetta essere i nuovi poveri e vivere i nuovi disagi e le nuove difficoltà dei nostri tempi o al massimo, se si è fortunati, scappare all’estero.