“Sono mostri, mostri! Donne, ribellatevi! Chi vi picchia non vi ama”. Urlano, piangono, si abbracciano. Sono la sorella gemella Rita, le zie, le amiche di Fortuna Bellisario, la 36enne massacrata dal marito nella sua camera da letto in una palazzina di Miano alla vigilia della festa della donna. Lui era convinto che lei amasse un altro, che voleva lasciarlo. L'ha riempita di calci e pugni e poi l'ha finita con un colpo di stampella.
Ieri sera per Fortuna si sono accese centinaia di candele. Al braccio un nastro rosso e due strisce sulla guancia. Sul cartellone che apriva il corteo c'era scritto: “Sei volata come un Angelo nel cielo veglia per sempre sui tuoi meravigliosi figli. Buon viaggio fortuna». Le donne hanno marciato lungo le Fontanelle fino al rione Sanità, alla Basilica di Santa Maria. La famiglia di Fortuna ha voluto escludere del tutto il marito dalla celebrazione dei funerali, e pur non avendo i mezzi hanno fatto una colletta per mettere insieme la cifra necessaria a onorare la memoria della loro cara.
Ad appoggiare l’iniziativa anche la cantante Giusy Attanasio che ha chiesto un aiuto ai suoi tantissimi followers tramite il suo profilo Instagram. La cantante neomelodica ha pubblicato un post con il numero di postepay dove effettuare la ricarica e in tanti stanno rispondendo all'iniziativa.
Lacrime e rabbia. Queste donne sanno che il sistema non sempre le sostiene, soprattutto in fase processuale. Chiedono giustizia, aiuto. E per l'assassino di Fortuna vogliono l'ergastolo. Invocano la certezza della pena.
Carmela Sermino, assessore alla legalità presso la III Municipalità spinge sulla necessità di sensibilizzare il territorio: “Dobbiamo essere presenti, nelle scuole, nelle parrocchie, nelle strade. Come istituzione mi sento di dire che siamo vicini alle donne, ma soprattutto dobbiamo essere vicini alle donne quando denunciano, devono avere fiducia nelle istituzioni, non possiamo lasciarle sole nel loro dramma domestico”.
Fortuna Bellisario non aveva mai denunciato. Ma le violenze, i sopusi, le botte, andavano avanti da tempo. E nessuno lo sapeva. Nemmeno la sua sorella gemella. La vergogna, la paura, le impedivano di parlare. Il terrore di ricevere altri colpi, che il marito facesse del male anche ai suoi tre figli. Sul corpo della povera Fortuna il medico legale ha trovato i segni di ferite datate nel tempo. Vincenzo Lopresto, 41 anni, reo confesso dell'omicidio della moglie, aeva dichiarato di aver agito perché folle di gelosia e di aver colpito la donna al culmine di una lite. Ora potrebbe essere accusato anche di sevizie e segregazione.
