Il capo della Procura di Napoli, Giovanni Melillo, dopo l’arresto di Antonio Di Martino, latitante dal 2018 e ai vertici dell’omonimo clan camorristico, ha voluto sottolineare che “non ci sono più grandi latitanti sul territorio campano grazie all'azione investigativa degli ultimi anni”.
Sono ancora tre i “pericolosi latitanti che rientrano tra gli obiettivi da raggiungere.
Il primo è Junzo Okudaria, esponente dell'armata giapponese che il 14 aprile 1984 si rese responsabile della strage al circolo ricreativo militare statunitense di Calata San Marco, a Napoli, dove morirono cinque persone e ne rimasero ferite 14.
"Una strage dimenticata - ha sottolineato Melillo - per la quale non c’è neanche una lapide, un segno, mai un'occasione per ricordare quelle vittime. Latitante dal 1984, ricercato anche dal governo degli Stati uniti è l'obiettivo più importante da raggiungere - ha detto Melillo.
Il secondo obiettivo è Renato Cinquegranella, "condannato all'ergastolo per l'omicidio di Giacomo Frattini, detto 'bambulella', nello scontro nella Nuova camorra organizzata. Fu un omicidio efferato, ricorda il procuratore: "Alla vittima, dopo essere torturata, furono tagliate mani e strappato il cuore".
Una figura, quella di Cinquegranella, che "diede supporto logistico anche ad assassini delle Brigate rosse che avevano appena ucciso il commissario Antonio Ammaturo".
E poi il terzo obiettivo: "Raffaele Imperiale, uno dei grandi broker del traffico di droga a livello mondiale". Un caso in cui, per Melillo, "scontiamo i difetti e limiti della collaborazione prestata dalle autorità di altri stati in particolare dagli Emirati arabi uniti".
