Cancro: più che mai obbligatori impegno e cooperazione

Bene gli sviluppi diagnostici si è fatto poco sulla equità di accesso a prevenzione e terapia

cancro piu che mai obbligatori impegno e cooperazione
Napoli.  

"Il 4 febbraio si è celebrata la Giornata mondiale contro il Cancro, evento globale promosso dalla Union for International Cancer Control e sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per sensibilizzare su prevenzione, diagnosi precoce e cura dei tumori. Si tratta di un appuntamento di riflessione su quanto le Istituzioni possono fare per ridurre l’impatto delle neoplasie, ma anche per sensibilizzare le persone, promuovere stili di vita sani (prevenzione primaria) e incentivare l’adesione agli screening raccomandati dal Servizio sanitario nazionale (prevenzione secondaria)" - questo quanto riportato in uno dei tantissimi articoli apparsi su quotidiani e blog di ogni tipo e natura, per ricordare, sostenere e sensibilizzare la comunità internazionale su un tema (preferisco definirlo per ora così, spogliandolo del suo immane carico di sofferenza, lavoro, delusioni attese e speranze) che resta al centro delle politiche sanitarie e della ricerca scientifica avanzata del pianeta.

Si è fatto molto in termini di sviluppi diagnostici e terapeutici, qualcosa sul versante dello stigma, poco o nulla su quello dell'equitá di accesso a prevenzione e terapia. Eppure i numeri peggioreranno, e non solo nei paesi del terzo mondo e nelle fasce più povere delle popolazioni industrializzate. Almeno fino al 2050, anno in cui - giorno più, giorno meno - le stime in medicina, epidemiologia e politiche sanitaria si fermano per le ragioni più varie, che vanno da quelle strategiche a quelle demografiche e scientifiche. Ci informa Francesca Morelli dal portale FarmaciaNews che "secondo le proiezioni del Global Burden of Disease (GBD), uno dei più grandi programmi internazionali di monitoraggio della salute – pubblicate su The Lancet - l’incidenza e la mortalità per tumore continueranno ad aumentare fino al 2050, con un impatto maggiore nei Paesi a basso e medio reddito". In particolare, le previsioni future in crescita stimano per il 2050 30,5 milioni di nuovi casi e 18,6 milioni di morti per cancro a livello globale, pari a un incremento del 60% dei casi e del 75% dei decessi rispetto al 2024, a carico maggiore sempre dei Paesi a basso e medio reddito, con un incremento dei decessi fino al +90%, contro un +43% previsto nelle nazioni più ricche".

Come lo stesso articolo ci informa, i numeri italiani pur ricalcando gli orientamenti previsti per le altre società ad alto reddito, qualche speranza ci fanno intravedere. A fronte di 390 mila nuove diagnosi di cancro nel 2024 - circa 214.000 tra gli uomini e 175 mila tra le donne, stabili rispetto al biennio precedente - si è assistito a una "riduzione della mortalità nella fascia giovani adulti, di età compresa tra i 20 e i 49 anni, pari al 21,4% nelle donne e al 28% negli uomini. Ulteriore elemento positivo, correlabile al progresso scientifico e a nuove cure, compreso i farmaci innovativi, è stato un incremento delle persone che vivono dopo una diagnosi di cancro: attualmente 3,7 milioni di italiani. La metà dei cittadini che si ammalano di tumore è destinata a guarire, avendo la stessa attesa di vita di chi non ha sviluppato la malattia".

Luci e ombre insomma, com'è normale che sia, ma (finalmente) più le prime che le seconde, in un ambito della medicina così complesso e urgente, proprio per l'elevato tasso di inesorabilità che ancora porta con sé. Ma proprio per questo, a nessuno è dato interrompere l'impegno e la cooperazione tra uomini e nazioni, qualunque siano le ragioni politiche ed economiche che sottendono questa scelta.