"Per il rotto della cuffia" significa salvarsi, riuscire o cavarsela per pochissimo, all'ultimo momento e per miracolo. L'espressione è usata metaforicamente in contesti moderni (sport, studio, lavoro) anche per indicare una salvezza in extremis.
L'espressione deriva dalle giostre medievali (come la Quintana), dove i cavalieri dovevano colpire un manichino (il Saracino) senza venire a loro volta colpiti dal suo braccio girevole. Se il braccio colpiva il copricapo di maglia metallica o cuoio indossato sotto l'elmo per proteggere il collo e la testa (la cuffia appunto) del cavaliere senza disarcionarlo, egli vinceva "per il rotto della cuffia". La locuzione, pertanto, equivale a "per un pelo", "a stento" o "scamparla bella". Si usa quando un pericolo o un fallimento viene evitato per circostanze favorevoli dell'ultimo secondo.
Quanto fin qui riportato è desunto pari pari dal web ed esemplifica in poche parole quanto accaduto sul campo del Genoa sabato pomeriggio, dove sotto una pioggia incessante si esibiva il Napoli campione d'Italia, che sembra col passare dei giorni sempre più il protagonista di un torneo medievale che sferra colpi, anche alla cieca, non sempre e non solo contro avversari in carne e ossa, ben sapendo che a ogni azione seguirà una reazione pari e contraria, che se gli andrà bene lo porterà a salvarsi "per il rotto della cuffia" (di fatto, colpito ma non affondato), mentre nella peggiore eventualità lo disarcionerà (cosa regolarmente e più volte accaduta in questa annata da molti ad arte narrata come disgraziata).
Ma l'espressione suddetta può avere anche un'altra e più raffinata interpretazione, e ce ne rende edotti addirittura l'Accademia della Crusca. Questo è quanto scrive. "Esiste un'altra interpretazione che conserva comunque il significato di 'passare in qualche maniera', 'passare di straforo', illustrata da Ottavio Lurati nel suo Dizionario dei modi di dire (Milano, Garzanti, 2001) che fa riferimento a un altro senso della parola cuffia: 'parte della cinta di una città', quindi passare per il rotto della cuffia coinciderebbe a 'passare attraverso una piccola breccia aperta nelle mura'.
Questa spiegazione sembra avvalorata da un verso delle Satire dell'Ariosto in cui viene utilizzata la stessa locuzione con la sostituzione però della parola cuffia con la parola muro". Nel secondo caso il Napoli si sarebbe "salvato" al Luigi Ferraris di Genova, aprendo una "breccia" nel muro di ingiustizia e omertà che lo aveva finora "cinto" in ogni dove.
