Non c'è pace per l'ospedale Monaldi di Napoli: il nosocomio, finito alla ribalta delle cronache nazionali per la vicenda del piccolo Domenico morto dopo il trapianto di cuore "bruciato".
Il direttore amministrativo dell'Azienda ospedaliera dei Colli, da cui dipende il Monaldi, ha rassegnato le dimissioni nel pomeriggio per poi ritirarle nel giro di poche ore.
Il dirigente, Alberto Pagliafora, non risulta coinvolto nella vicenda del bambino. Secondo la versione ufficiale dell'azienda, la scelta di lasciare sarebbe maturata per ragioni personali e familiari. La retromarcia sarebbe invece frutto di una riflessione sulla delicatezza del momento: Pagliafora avrebbe deciso di restare - si legge nella nota aziendale - "nella consapevolezza della delicatezza della fase che l'ospedale sta attraversando e dell'importanza di garantire continuità amministrativa e organizzativa alle attività dell'ente".
Una spiegazione che non convince tutti. Il segretario campano di Forza Italia, Fulvio Martusciello, ha commentato senza mezzi termini: "Cosa è successo? Vogliamo la verità."
Dopo il tragico intervento di dicembre, alcuni operatori impegnati in sala operatoria avrebbero presentato richieste di trasferimento, segnale di un disagio crescente tra il personale.
L'azienda fa sapere che tutte le segnalazioni ricevute, comprese le istanze di trasferimento, sono state trasmesse alla Medicina del Lavoro e al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, per valutare l'eventuale correlazione con situazioni di stress lavorativo, anche in relazione alla morte del piccolo Domenico.
Gli stessi atti sono stati contestualmente inviati all'Ufficio Procedimenti Disciplinari. All'esito di una valutazione complessiva dei fatti, l'ufficio ha ritenuto di adottare provvedimenti cautelari di sospensione dal servizio e dall'incarico nei confronti dei medici coinvolti, "di particolare gravità", con distinzione delle singole posizioni.
