Maturità, da Pavese ai grandi che fanno i ragazzini: "Siamo pronti"

Ragazzi soddisfatti per le tracce "Non difficili". E ora lo spauracchio seconda prova

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Napoli.  

 C’è un momento esatto, attorno alle 8:30 di una mattina di metà giugno, in cui il silenzio di un’aula scolastica diventa improvvisamente rumoroso. È il fruscio dei fogli di protocollo che si aprono, il ticchettio delle penne sul banco, il respiro trattenuto di 527.747 studenti in tutta Italia. Oggi, 18 giugno 2026, la Maturità ha celebrato il suo rito di passaggio più antico e affascinante: la prima prova di Italiano. Sei ore di tempo, sette tracce sul tavolo e quel bivio generazionale che, da che mondo è mondo, separa chi si rifugia nella poesia da chi preferisce misurarsi con i nodi del presente.

A Napoli, dove l'esame ha chiamato a raccolta un "esercito" di 36mila ragazzi, l’ansia della vigilia si è sciolta sul lungomare e fuori dai cancelli dei licei in un coro di commenti tutto sommato soddisfatti. Eppure, la vigilia viaggiava su altri binari. "Ci aspettavamo le solite tracce sull'intelligenza artificiale o sulle guerre nel mondo" confessano i ragazzi all'uscita, asciugandosi la fronte. E invece il Ministero ha sparigliato le carte, costringendoli a guardarsi dentro, o forse a guardare noi adulti.

Da Pavese ai "grandi che fanno i ragazzini"

Tra i corridoi dei licei napoletani, la vera sorpresa è stata la traccia di Tipologia B ispirata al saggio del sociologo Frank Furedi, “I confini contano”. Un'analisi acuta sulla tendenza degli adulti contemporanei a non voler crescere, a comportarsi come adolescenti permanenti, abdicando al proprio ruolo educativo. "Un bel tema, molto adatto ai tempi" commenta a caldo un maturando appena uscito dall'aula, cogliendo l'ironia di una generazione di diciottenni chiamata a giudicare la maturità (mancata) dei propri genitori e mentori.

Per chi ha preferito il porto sicuro della letteratura, la scelta è oscillata tra l’ironia di Vitaliano Brancati sui piaceri e i desideri umani e la struggente malinconia di Cesare Pavese. Quei versi di «Passerò per Piazza di Spagna», scritti per l’amore non corrisposto verso l’attrice Constance Dowling, hanno risuonato profondamente tra i banchi: la solitudine, l’inquietudine esistenziale, la ricerca di un senso. Sentimenti che ogni diciannovenne conosce bene, specchiati in quel display che oggi è rimasto spento per sei ore di fila.

Le riflessioni sulla chiarezza della scienza di Piero Bianucci e il richiamo istituzionale di Giuseppe Saragat all'Assemblea Costituente hanno completato il quadro argomentativo, mentre i temi di attualità hanno scavato tra i contrasti della vita moderna. Da un lato "l’incanto" (dallo spunto di Wenke Husmann su Internazionale), dall'altro "la fatica", declinata attraverso le storie di chi si alza all’alba raccontate da Mario Calabresi. Perché la Maturità, in fondo, è proprio questo: la transizione dall'incanto dell'infanzia alla fatica dell'età adulta.

Domani il "mostro" della seconda prova: ma l'ottimismo vince

Il tempo di consegnare, un sorso d'acqua, l'abbraccio con i compagni di classe fuori dal portone, e la mente viaggia già a domani. Il calendario non concede tregua: ad attendere i ragazzi c'è lo scoglio più temuto, la seconda prova. Versi di latino da tradurre per il Classico, equazioni e funzioni di matematica per lo Scientifico.

"Preoccupati? Sì, moltissimo" confessano alcuni ragazzi con gli occhi già rivolti agli appunti dell'ultimo minuto. Ma è una paura che dura un attimo, subito sommersa da quell'energia irripetibile che si ha solo a vent'anni. "Siamo pronti, siamo carichi", si schermiscono i ragazzi di Napoli prima di disperdersi verso casa.

Domani li aspetta la seconda prova, l'orale, il voto finale. Ma soprattutto, li aspetta la vita. E a guardarli oggi, fuori da quelle scuole, si ha l'impressione che siano molto più maturi di quanto le tracce ministeriali potessero prevedere.