“La vicenda di Irene - la donna affetta da Sla che ha ottenuto dal Tribunale di Torre Annunziata di poter proseguire il percorso di accesso al suicidio medicalmente assistito - ci pone ancora una volta davanti a una domanda alla quale la politica non può sottrarsi: quanto deve ancora aspettare una persona che soffre perché venga rispettata una libertà che la Corte costituzionale ha già riconosciuto in presenza di precise condizioni?”.
A dichiararlo è Luca Trapanese, vicepresidente del consiglio regionale della Campania e primo firmatario della proposta di legge regionale sul fine vita, elaborata in collaborazione con l’Associazione Luca Coscioni.
“Ho voluto portare per primo questa proposta di legge in Consiglio regionale perché credo che le istituzioni abbiano il dovere di dare regole, tempi certi e procedure chiare. Nessuno, in una condizione di sofferenza estrema, dovrebbe essere costretto ad aggiungere al dolore della malattia quello dell’incertezza, delle attese o della necessità di rivolgersi a un tribunale per vedere concretamente esercitato un diritto”.
“Per me questa non è semplicemente una legge. Ha un nome, un volto e una storia: quella di Luigi, uno dei miei più grandi amici. Luigi era affetto da sclerosi multipla e io sono stato il fiduciario del suo testamento biologico.
Ho condiviso con lui la malattia, le paure, le domande sul futuro. E ricordo perfettamente quale fosse la sua paura più grande: arrivare un giorno a non poter più decidere di sé e rimanere attaccato a dei macchinari contro la propria volontà. Quando vivi tutto questo accanto a una persona che ami, il fine vita smette di essere una discussione astratta, ideologica o politica. Diventa vita. Diventa dignità. Diventa rispetto della volontà di un essere umano”.
“La politica deve assumersi la responsabilità di decidere e di dare risposte. E questa responsabilità riguarda innanzitutto il Parlamento, che non può continuare a rinviare una legge nazionale capace di dare finalmente un quadro chiaro e uniforme a tutto il Paese.
In Campania siamo pronti ad avviare il percorso della nostra proposta di legge sul fine vita e a discuterla nel merito, senza pregiudizi e senza ridurre un tema così delicato a una contrapposizione ideologica. Perché non dovrebbe essere un tribunale, ogni volta, a colmare il vuoto lasciato dalla politica”.
