Sanità: "Dagli ospedali sotto pressione all'intelligenza artificiale"

A Napoli, due giorni sulla sicurezza di chi cura

sanita dagli ospedali sotto pressione all intelligenza artificiale

Il 5 e 6 ottobre alla Federico II il XXIII Congresso nazionale OspedaleSicuroDuemila26. Maria Triassi: "La sicurezza non può più essere considerata un insieme di adempimenti, deve diventare parte del modo stesso in cui organizziamo la sanità"

Napoli.  

Un’infermiera colpita al volto perché l’attesa in ospedale era stata giudicata troppo lunga. È accaduto appena due settimane fa, il 22 settembre, all’ospedale Pellegrini di Napoli. Un episodio che riporta ancora una volta al centro un tema più ampio: quanto sono sicuri oggi gli ospedali per le persone che ogni giorno vi lavorano? Nel 2025 in Italia sono state segnalate quasi 18 mila aggressioni contro operatori sanitari e sociosanitari, con 23.367 professionisti coinvolti; il 55% degli episodi ha riguardato infermieri e il 16% medici. Ma la violenza è solo uno dei rischi con cui deve confrontarsi la sanità contemporanea.

Cambiamenti climatici, turni notturni, esposizione a sostanze chimiche e farmaci pericolosi, movimentazione dei pazienti, disturbi del sonno, patologie croniche, nuove tecnologie e intelligenza artificiale stanno trasformando profondamente l’ambiente di lavoro ospedaliero.

Di tutto questo si discuterà lunedì 5 e martedì 6 ottobre a Napoli, nell’Aula Magna del Centro di Biotecnologie dell’Università Federico II, in occasione del XXIII Congresso nazionale OspedaleSicuroDuemila26, dedicato quest’anno al tema “Governare il cambiamento in sanità con IA”.

Il congresso è organizzato e curato da Giovanni Lama e Annalisa Lama e dal Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ateneo Federico II attraverso CEDIF ed ERIS, in collaborazione con Regione Campania, INAIL, società scientifiche, associazioni e professionisti del settore. «La sicurezza in ospedale non può più essere considerata un insieme di adempimenti o di procedure da applicare a valle dei problemi – sottolinea Maria Triassi, presidente del Congresso e professore ordinaria di Igiene alla Federico II –. Deve diventare parte del modo stesso in cui progettiamo e organizziamo la sanità. Oggi dobbiamo governare contemporaneamente rischi tradizionali e nuovi rischi: dall’esposizione professionale allo stress, dai cambiamenti climatici alle tecnologie digitali.

L’intelligenza artificiale può aiutarci a prevedere criticità, analizzare grandi quantità di dati e rendere più sicuri processi e ambienti, ma deve restare uno strumento al servizio delle persone e delle decisioni professionali".

Un tema che arriva mentre il quadro nazionale continua a mostrare criticità sul fronte della sicurezza del lavoro. Secondo i dati provvisori INAIL, nel 2025 sono state presentate complessivamente 597.710 denunce di infortunio sul lavoro, l’1,4% in più rispetto all’anno precedente. I dati comprendono tutti i settori produttivi, ma restituiscono la dimensione di un problema che richiede modelli di prevenzione sempre più capaci di intercettare precocemente i rischi.

L’obiettivo è superare una concezione della sicurezza fondata esclusivamente sul rispetto formale delle norme e costruire invece un sistema capace di anticipare i rischi, integrare tecnologia, organizzazione e competenze e proteggere contemporaneamente chi lavora negli ospedali e chi vi entra per essere curato.

Una sfida che, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, riguarda sempre di più non soltanto la medicina del lavoro, ma l’intera organizzazione del Servizio sanitario.