di Luciano Trapanese
Quando fiction e realtà si incrociano può accadere che un attore venga confuso con il personaggio che interpreta, dando vita – al tempo dei social – a situazioni al limite dell'assurdo. Ma che fanno pensare.
Quello che è accaduto a Fabio de Caro, che nella serie Gomorra veste i panni di Malammore, il fedelissimo braccio destro di Pietro Savastano, è grottesco, surreale, ma segnala anche lo straordinario impatto che lo sceneggiato (come si chiamava una volta), ha avuto su una fetta di telespettatori.
Cosa è accaduto? Semplice, la pagina Facebook di Fabio de Caro (che ha una faccia paciosa e gioviale, assai distante dal ruolo che interpreta), è stata presa d'assalto da numerosi fan della serie che lo hanno insultato, minacciato, maledetto. Il motivo? Per quanti di voi – supponiamo molti – hanno visto l'ultima puntata della seconda stagione, è facile intuire: Malammore uccide una ragazzina, la figlia di Ciro Di Marzio. Un'esecuzione fredda e brutale, dopo aver baciato il vistoso crocifisso d'oro che porta alla catenina.
Ebbene in molti si sono scagliati contro l'attore che interpreta il killer dei Savastano. «Sei un fetente», «Mettiti scuorn' Mallammo'», «Sei peggio di don Pietro». E poi minacce varie, estese anche ai familiari. E il tutto – quasi sempre – senza un'ombra di ironia. L'indignazione era reale, sentita, vera. Molto più vera della fiction. C'è anche chi gli ha scritto che «quella scena non avrebbe dovuto girarla». L'attore ha tentato di replicare, di spiegare che lui è solo un attore. Si sono uniti alla discussione anche gli altri interpreti della serie. Niente da fare. La rabbia popolare non si è placata.
E' bastato questo per dare la stura al solito bla bla bla sugli effetti “devastanti” che “Gomorra – La serie”, ha su persone non capaci di distinguere la realtà dalla finzione. E che quindi, inevitabilmente, gli sprovveduti che guardano la fiction si lasciano plagiare e potrebbero comportarsi, in determinati ambienti e in certe condizioni, esattamente come gli spregevoli personaggi della serie. E' chiaro che chi pronuncia queste sentenze vi sta dicendo: io sono intelligente e colto e non mi lascio influenzare, voi che siete idioti scambiate De Caro con Malammore e lo volete morto.
Siamo prossimi all'identico livello di assurdità che ha spinto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli a indignarsi per il vibratore di Scianel: l'oggetto erotico impugnato come un microfono dalla boss avrebbe di fatto imposto al mondo una immagine della donna napoletana «lurida e volgare».
I fan che hanno virtualmente aggredito de Caro, non sono certo idioti. E neppure – diciamolo - confondono la realtà con la fiction. Semplicemente su Facebook hanno deciso di comunicare con Malammore e non con l'attore. Del resto la storia del teatro è piena di esempi simili. Accadeva anche ai tempi di Shakespeare, quando il pubblico – che all'epoca partecipava quasi fisicamente alle tragedie -, insultava e inveiva contro i personaggi negativi.
I commenti su Fb contro de Caro, rappresentano – riteniamo -, in modo evidente il successo popolare della serie. Solo quello. Per la sociologia un tanto al chilo, le analisi colte dell'intellighenzia sul cerasiello, tutto questo conferma, invece, la decadenza dei nostri tempi, e il crescente aumento del numero di ingenui pronti a credere tutto (per semplificare: idioti). Che poi – ci ripetiamo - è solo un modo per autoproclamarsi, più colti, più intelligenti, più... (questo aggiungetelo voi).
