Castanicoltura, accordo per una nuova strategia di difesa

La nota della Confederazione italiana degli agricoltori

Napoli.  

Saranno riconosciute e perimetrate le aree vocate a castagneto da frutto specializzato e saranno consentiti i trattamenti di emergenza, anche in agricoltura integrata e biologica. Confermata, inoltre, l’azione consistente nei lanci dell’antagonista naturale al cinipide galligeno, un insetto parassita, che in questi anni ha fortemente compromesso la produzione di castagne. Questo il risultato di una riunione che si è tenuta l’altro giorno presso il tavolo del consigliere regionale all’agricoltura Francesco Alfieri e che ha premiato l’insistenza con cui la Cia ha affrontato la situazione ai tavoli istituzionali. Presenti le organizzazioni professionali agricole, le associazioni castanicole, l’università del Molise, la struttura regionale e alcune altre presenze del mondo castanicolo. “Finalmente si è sbloccata –afferma Michele Masuccio, presidente provinciale Cia- una situazione che la Cia denunciava da tempo e che costringeva i produttori a prendere atto solo delle pesanti perdite subite dal settore. Ora abbiamo a disposizione, invece, una strategia di contrasto più complessa, che si basa sull’integrazione delle diverse opzioni”. La Campania, e in particolar modo l’Irpinia, è una regione leader, sia italiana che europea, nella produzione di castagne. La fitopatologia in atto, d’importazione cinese, ha pesantemente pregiudicato i livelli produttivi, arrivando sul nostro territorio anche a più dell’80 per cento di distruzione. Fortemente in crisi, in questi anni, anche l’occupazione nel settore, mentre si sono registrate rilevanti perdite di quote di mercato, anche per la tipica Igp Castagna di Montella.

Ma in cosa consiste l’accordo? Prima di tutto la Regione Campania dovrà ottemperare ad un vecchio impegno negli anni trascurato ovvero la delimitazione delle aree meno montane e vocate al castagneto specializzato da frutto. Questo significa che non tutte le aree possono definirsi bosco o foresta (com’è attualmente), con relativa impossibilità di farvi trattamenti. La Regione dovrà, quindi, adoperarsi presso i ministeri della salute e dell’agricoltura, insieme alle rappresentanze del mondo agricolo, per l’autorizzazione dei farmaci già usati in agricoltura biologica, ma non permessi sui castagneti. Sbloccare cioè una procedura burocratica, ma essenziale per affrontare le emergenze fitopatologiche. Inoltre, dovrà consentire, proprio per questi momenti, trattamenti supplementari già previsti in caso di crisi dal disciplinare di lotta integrata. Infine, sono state proposte al tavolo misure di indennità e di rafforzamento del ruolo dei castagneti nel nuovo Psr. “Un buon risultato per i produttori -afferma Salvatote Malerba, presidente del Gie Gruppo d’interesse economico della Cia- che vedono riconosciuto il punto di vista dell’impresa nella crisi attuale e quindi anche la possibilità di fare trattamenti d’emergenza, che mettano le aziende in condizione di produrre di nuovo e recuperare le quote di mercato perse”. “Una strategia complessa e più articolata di quella finora realizzata, –afferma Il direttore provinciale Cia, Antonio Mango- che tiene conto del fattore ambiente, ma anche dell’urgenza produttiva”.

Redazione