«Non mi hai uccisa. Ecco il mio viso. Io rido ancora»

Carla Ilenia Caiazzo si mostra in pubblico e incontra il ministro: la battaglia per la nuova legge

non mi hai uccisa ecco il mio viso io rido ancora

Nasce l'associazione Io Rido Ancora per aiutare ogni donna vittima di violenza

Pozzuoli.  

Tra qualche giorno dovrà sottoporsi all’ennesimo intervento di ricostruzione al viso. Ha incontrato il ministro all’istruzione Carla Ilenia Caiazzo, data alle fiamme dal suo ex mentre era al settimo mese di gravidanza e nel suo grembo c’era quella splendida bambina che tra mille sofferenze è riuscita a dare alla luce. Tutto accadeva un anno fa. La bimba è figlia del suo aguzzino, dell’uomo che ha tentato di ucciderla. Carla Caiazzo ha avuto un motivo personale per vincere le paure, superando l’angoscia di mostrarsi in pubblico dopo quella orrenda violenza subita dall’ex fidanzato e papà di sua figlia. Carla si è ripresa dignità e orgoglio. E’ una missione legislativa la sua. Il percorso legale nel processo a carico del suo ex Paolo Pietropaolo va oltre il tentato omicidio e si dirige verso un inter legislativo a cui insieme con il suo legale di fiducia, Maurizio Zuccaro, lavora da mesi. L’omicidio di identità, reato a tutti gli effetti per chi come il suo ex fidanzato (condannato con rito abbreviato a 18 anni, ndr) ha sfigurato l’identità. 

Ha incontrato il ministro Valeria Fedeli e la senatrice Laura Puppato. Lo scorso febbraio venne data alle fiamme, oggi si mostra per dare forza alle altre donne che come lei sono vittime della sua stessa atroce sofferenza.

Lo fa per se, per sua figlia, per loro e per chi è morta vittima della violenza ceca e buia. Una prima uscita in pubblico per lei che con forza e coraggio ha saputo superare, andare avanti e dare coraggio a chi soffre come lei.

Io rido ancora. Lo ha detto postando le foto di quella giornata sul social e parlando della sua associazione che si chiama proprio così "Io rido ancora"  «Mi chiamo Carla Caiazzo. Una donna come tante. Una persona che ama la vita e rispetta ogni essere vivente - si legge nella pagina della associazione Io Rido Ancora che raccoglie sempre più adesioni -.

Rispetto. Voglio partire da questa semplice parola per raccontare la mia storia. Ormai la conoscono tutti, l’hanno letta sugli organi di stampa, ma io ribadisco questa espressione. Perché prima della cattiveria, della ferocia, della lucida follia che rovina per sempre la vita di una donna, c’è il mancato rispetto. Della dignità. Del diritto di una donna a condurre un’esistenza serena, con i pregi e i difetti che la natura le ha donato. Del dovere di accettare che Carla non volesse più far parte della vita di un altro. Io non sono una donna sospettosa e ho fiducia nel prossimo, anche adesso. Nonostante tutto, continuo a pensare che il pianeta terra sia il migliore dei mondi possibili.

Paolo mi aveva chiamata, l’ennesima volta, per un chiarimento. Preciso che ci eravamo già lasciati da quasi otto mesi. Lo sentivo di rado, era più lui a chiamarmi che io. Gli rispondevo, come è giusto fare nei confronti di una persona con la quale c’è stato un legame forte e si è condiviso tanto, inclusa una gravidanza. Ma non l’ho mai preso in giro o illuso. Tra noi era finita e lui lo sapeva.

Mi accoglie rilassato, almeno così sembrava. Dice di avere un regalo per la mia piccolina. Poi mi chiede di aspettare, per darmi altre cose che altrimenti non sarebbe più riuscito a consegnarmi. Io aspetto, con la speranza e la tranquillità di avere di fronte un uomo che non amavo più come prima, ma che era il padre di mia figlia. Poi torna, e senza aggiungere altro mi lancia addosso una bottiglia contenente alcol e benzina. Poi accende la miccia e il mio volto divampa con le fiamme.

Prima di perdere i sensi, riesco a guardarlo in faccia per l’ultima volta.Lui, dopo aver preso la macchina, fa marcia indietro e si ferma a pochi passi da me. Mi guarda, sorridendo, ed esclama: “Ora vatti a divertire, vai, vedi come ti ho combinata”.

Sono stata in coma per 21 giorni. Non so se ho visto la morte in faccia, ma le ho fatto inconsapevolmente visita.Paolo non mi uccide di fatto, ma raggiunge lo stesso obiettivo lasciandomi in vita. Giulia è salva per miracolo. Non imposta che sia venuta alla luce prematura. Ora sta bene e ringrazio ogni giorno Dio per questo. In quanto a me…dopo tanti interventi chirurgici, so che ho voglia di divertirmi. Il mio divertimento sarà guarire fisicamente e soprattutto mentalmente. La mia più grande gioia, invece, si realizzerà il giorno in cui cose del genere non accadranno mai più. Per nessuno, donna o uomo che sia». Auguri Carla, che la vita ti sorrida sempre, come tu fai ancora. Che la vita sorrida a tutte le donne.